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Con Cipro la crisi dell'euro ha fatto la sua quinta vittima: dopo Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna, tocca all'isola chiedere aiuto ai creditori internazionali (Ue, Bce, Fmi).
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Dall'elezione di David Cameron nel 2010 gli euroscettici sembrano sempre più influenti nei media e nel Partito conservatore. Reclamano il rimpatrio dei poteri da Bruxelles a Londra e l'organizzazione di un referendum sull'adesione del paese all'Ue. Il Regno Unito e l'Ue sono a un passaggio chiave per i loro rapporti. Arriveranno a un nuovo equilibrio o andranno verso la "Brexit", l'uscita di Londra dall'Unione?
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La crisi economica e i timori sul futuro dell'euro hanno dato alla Germania un ruolo dominante nell'Ue. Ma mentre la cancelliera Angela Merkel tenta di convertire i suoi partner al modello di rigore che ha fatto il successo del suo paese, viene criticata da più parti per la sua mancanza di solidarietà e impegno europeista. Le opinioni della stampa europea su questo rapporto controverso.
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L’Unione europea ha ricevuto il premio Nobel per la pace 2012 “per aver contribuito per oltre sessant’anni all'avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti dell'uomo in Europa”. Un premio immeritato secondo alcuni e che capita al momento più opportuno secondo altri.
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Finanziaria, economica e sociale: la crisi in cui è sprofondata la Grecia dall'autunno 2009 è senza dubbio la più grave in Europa dalla seconda guerra mondiale. Al di la del destino di un singolo paese costretto a enormi sacrifici, sono infatti in gioco l'avvenire della moneta unica e il senso stesso della costruzione europea.
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A sessant'anni dalla dichiarazione con cui Robert Schuman aveva posto le basi della costruzione europea, l'Unione e una delle sue principali conquiste, la moneta unica, attraversano una profonda crisi. Intellettuali e opinionisti si interrogano sull'incerto avvenire delle istituzioni comunitarie.
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2012: la zona euro è in crisi da due anni e non sembra esserci alcuna soluzione in vista. I leader europei tentano di trovare il giusto equilibrio tra rigore o crescita, mentre si fa avanti l'idea di un'unione politica.
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Le misure di austerity adottate da Zapatero e Rajoy non sono riuscite a scongiurare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare. Per salvare le sue banche, Madrid ha dovuto chiedere aiuto all’Europa, che teme che l’ennesimo bailout possa far crollare un euro già pericolante.
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Da quando è tornato al governo nel 2010, il premier ha iniziato una “rivoluzione nazionale”: retorica nazionalista e maggiore controllo sui poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e sui mezzi d’informazione. L’Europa è preoccupata, ma non sembra ancora avere deciso come reagire.
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Agosto 2011: dopo il "vertice dell'ultima spiaggia" del 21 luglio, la moneta unica è ancora a rischio di implosione. La crisi del debito si è estesa dalla Grecia all'Italia e oltre, e comincia a minacciare il cuore dell'eurozona. Di fronte all'implacabile pressione dei mercati, la Germania cerca di imporre la disciplina fiscale, ma i suoi partner sono sempre più nervosi.
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Primavera 2010 - estate 2011: la crisi dell'euro dura da oltre un anno e sembra aggravarsi tra piani di salvataggio, timori per i paesi più fragili e attacchi dei mercati finanziari. Di fronte ai problemi dell'economia, le risposte politiche sono incerte e suscitano preoccupazione per l'avvenire stesso dell'Ue.
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Per far fronte alla crisi diversi paesi della zona euro hanno tolto il freno alle spese pubbliche e all'indebitamento, disinteressandosi dei parametri di Maastricht. Alcuni, come la Grecia, hanno rischiato l'insolvenza, mettendo in difficoltà la moneta comune europea.
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Mentre il mondo arabo è scosso dalla voglia di libertà dei giovani, l'Europa sembra incapace di prendere l'iniziativa e assumere il ruolo che la sua posizione e la sua storia richiederebbero.
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Presseurop ha invitato 10 autori europei, scrittori e analisti, firme note e voci esordienti, a scrivere sull'Europa. L'Europa che vedono oltre l'attuale catena di eventi, quella che immaginano per l'avvenire o quella che vivono come esseri umani e cittadini.
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Parlare con una voce sola: nelle intenzioni dell'Unione europea questo obiettivo dovrebbe essere finalmente raggiunto con la creazione della carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e del Servizio europeo di azione esterna. Dalla nomina di Catherine Ashton nel novembre 2009 all'inaugurazione del Seae il 1 dicembre 2010, le cose non sono state facili: stati e istituzioni si sono contesi il controllo del nuovo strumento, e il capo della diplomazia europea ha dato l'impressione di non cogliere le dimensioni della sua missione. In un contesto internazionale che vede messo in discussione il posto preminente che ha occupato per secoli, l'Europa ha bisogno di utilizzare al meglio i suoi nuovi mezzi diplomatici. Una sfida che suscita un acceso dibattito.
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Colpita dalla crisi del sistema bancario, dallo scoppio della bolla immobiliare e dal peso del debito pubblico, l'Irlanda è sull'orlo del fallimento. Di fronte al rischio che il contagio si estenda al resto della zona euro, a partire dal Portogallo, i Ventisette cercano urgentemente un rimedio.
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Dopo l'espulsione dei rom bulgari e romeni dalla Francia a fine luglio, in Europa si è scatenato un acceso dibattito. Razzismo, sicurezza, minoranze, integrazione, valori europei, utilizzo dei fondi Ue: gli argomenti di discussione sono molti, per questo una misura di politica interna ha finito per mettere la Francia contro la Commissione e il Parlamento europeo.
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Sono tra 4 e 12 milioni e vivono in Europa da secoli. Gitani, tzigani, sinti e manouches formano il ventottesimo stato dell'Unione, il più povero e meno alfabetizzato. Usati come capro espiatorio da più di un governo europeo, rappresentano un "problema" di cui nessuno sembra avere la soluzione.
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I partiti populisti, xenofobi e nazionalisti guadagnano terreno in molti paesi europei. Se all'ovest attaccano il multiculturalismo e in particolare l'Islam, a est si rifanno più apertamente ai movimenti fascisti del ventesimo secolo.
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Croazia, Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Kosovo: già candidati all'ingresso nell'Unione o intenzionati a diventarlo, gli stati balcanici hanno avviato un processo di transizione politica ed economica. Ma tra le tentazioni nazionaliste, la corruzione endemica e i tentennamenti di Bruxelles, la strada è ancora irta di ostacoli.
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La comunità internazionale si è data appuntamento dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. L'obiettivo è trovare un accordo per la riduzione delle emissioni di gas serra e contrastare il riscaldamento globale. L'Unione europea vuole avere un ruolo di primo piano alla conferenza. Dalle energie rinnovabili agli aiuti ai paesi poveri, le idee sul tavolo sono molte. Quello che manca, semmai, è la volontà dei soggetti economici e politici.
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Il trattato di Lisbona, versione alleggerita della costituzione rifiutata da francesi e olandesi nel 2005, ha per obiettivo facilitare il funzionamento dell'Unione a 27 membri e oltre. Il 1° dicembre 2009 è entrato in vigore, dopo un percorso tormentato. Con il trattato si va delineando, non senza qualche difficoltà, una nuova Europa, come raccontano gli articoli raccolti qui di seguito.
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Di fronte alla più grave crisi finanziaria ed economica dal dopoguerra a oggi, l'Unione ha reagito in modo più o meno coordinato. I paesi membri, colpiti dalla crisi in modo piuttosto variegato, stanno cercando soluzioni per riprendere la crescita senza rinunciare agli obiettivi e ai traguardi già raggiunti.
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Manifestazioni, tavole rotonde, rivoluzioni: nel 1989 l'Europa dell'est ha messo fine al comunismo al potere dalla fine della Seconda guerra mondiale e ha abbattuto la cortina di ferro. Da Varsavia a Bucarest passando per Praga e Budapest, la gente ha così scoperto un nuovo modo di vivere: democrazia, viaggi, capitalismo, libertà di scelta, ma anche disoccupazione, corruzione e immigrazione. A vent'anni di distanza, e nonostante l'adesione all'Unione europea e alla Nato, la transizione non è ancora conclusa.
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Dalle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 i sostenitori del candidato riformatore Mir Hossein Moussavi, che contestano la rielezione del conservatore Mahmoud Ahmadinejad, sfidano il regime islamico nelle piazze e su internet. E mentre la repressione e la censura dilagano in Iran, l'Europa, che ha svolto a lungo un ruoio di mediazione tra Teheran e gli Stati Uniti, fa fatica a esprimersi con una voce sola.