Croazia, Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Kosovo: già candidati all'ingresso nell'Unione o intenzionati a diventarlo, gli stati balcanici hanno avviato un processo di transizione politica ed economica. Ma tra le tentazioni nazionaliste, la corruzione endemica e i tentennamenti di Bruxelles, la strada è ancora irta di ostacoli.
Di fronte alla più grave crisi finanziaria ed economica dal dopoguerra a oggi, l'Unione ha reagito in modo più o meno coordinato. I paesi membri, colpiti dalla crisi in modo piuttosto variegato, stanno cercando soluzioni per riprendere la crescita senza rinunciare agli obiettivi e ai traguardi già raggiunti.
Il trattato di Lisbona, versione alleggerita della costituzione rifiutata da francesi e olandesi nel 2005, ha per obiettivo facilitare il funzionamento dell'Unione a 27 membri e oltre. Il 1° dicembre 2009 è entrato in vigore, dopo un percorso tormentato. Con il trattato si va delineando, non senza qualche difficoltà, una nuova Europa, come raccontano gli articoli raccolti qui di seguito.
Manifestazioni, tavole rotonde, rivoluzioni: nel 1989 l'Europa dell'est ha messo fine al comunismo al potere dalla fine della Seconda guerra mondiale e ha abbattuto la cortina di ferro. Da Varsavia a Bucarest passando per Praga e Budapest, la gente ha così scoperto un nuovo modo di vivere: democrazia, viaggi, capitalismo, libertà di scelta, ma anche disoccupazione, corruzione e immigrazione. A vent'anni di distanza, e nonostante l'adesione all'Unione europea e alla Nato, la transizione non è ancora conclusa.
Dal 4 al 7 giugno, 375 milioni di elettori nei 27 paesi membri dell'Unione europea eleggerano i 736 deputati del Parlamento europeo. È la settima consultazione dall'introduzione del suffragio universale diretto nel 1979. Questo dossier raccoglie tutti gli articoli pubblicati da Presseurop sulle più importanti elezioni transnazionali mai organizzate.
Dalle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 i sostenitori del candidato riformatore Mir Hossein Moussavi, che contestano la rielezione del conservatore Mahmoud Ahmadinejad, sfidano il regime islamico nelle piazze e su internet. E mentre la repressione e la censura dilagano in Iran, l'Europa, che ha svolto a lungo un ruoio di mediazione tra Teheran e gli Stati Uniti, fa fatica a esprimersi con una voce sola.
La comunità internazionale si è data appuntamento dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. L'obiettivo è trovare un accordo per la riduzione delle emissioni di gas serra e contrastare il riscaldamento globale. L'Unione europea vuole avere un ruolo di primo piano alla conferenza. Dalle energie rinnovabili agli aiuti ai paesi poveri, le idee sul tavolo sono molte. Quello che manca, semmai, è la volontà dei soggetti economici e politici.
"A Reykjavik nessuno ha festeggiato il 24 febbraio, quando la Commissione europea ha dato il via libera ai negoziati per l'adesione dell'Islanda all'Unione europea", scrive Hjortur J. Gudmundsson su euobserver.com. Il motivo è semplice.
Il fuoco incrociato della stampa europea sull'Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Catherine Ashton non accenna a placarsi.