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            <channel><title>Presseurop | <![CDATA[Istruzione]]></title>
                <link>http://www.presseurop.eu/it</link>
                <description>Il meglio della stampa europea, in dieci lingue</description>
                <language>it</language><item><title>Polonia-Lituania | Scontro sulla legge linguistica</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/577271-scontro-sulla-legge-linguistica</link><description><![CDATA[<p>&quot;Le relazioni tra Polonia e Lituania toccano il fondo&quot;, <a href="http://blog.rp.pl/haszczynski/2011/03/30/stosunki-polsko-litewskie-na-dnie/" target="_blank">scrive Rzeczpospolita</a> dopo che il 30 marzo il presidente lituano Dalia Grybauskaitė ha firmato un emendamento alla legge sull'istruzione. Secondo il quotidiano polacco il documento potrebbe penalizzare&nbsp; 200mila polacchi residenti in Lituania: con la nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore dal primo luglio, l'insegnamento in lingua lituana di diverse materie (come storia lituana e geografia) diventer&agrave; obbligatorio anche nelle scuole per le minoranze. <a href="http://www.rp.pl/artykul/634931-Musimy-myslec-o-przyszlosci-mlodego-pokolenia-Polakow.html" target="_blank">Secondo il ministro dell'istruzione lituano</a> Gintaras Steponavičius il provvedimento &egrave; dettato dalla &quot;necessit&agrave; di una migliore integrazione della minoranza polacca in Lituania&quot;. <a href="http://www.rp.pl/artykul/634806-Cios-dla-polskich-szkol-.html" target="_blank">Rzeczpospolita teme</a> per&ograve; che la nuova legge possa portare alla chiusura di pi&ugrave; di met&agrave; delle 116 scuole polacche in Lituania. Il quotidiano sottolinea infatti che in aree dove esistono due scuole (una delle quali impiega una lingua minoritaria) e non ci sono studenti a sufficienza, la scuola per la minoranza dovr&agrave; chiudere i battenti.&nbsp;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Thu, 31 Mar 2011 12:16:54 +0100</pubDate><guid>577271</guid></item>
<item><title>Polonia | Un netbook per ogni studente</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/571831-un-netbook-ogni-studente</link><description><![CDATA[<p>&quot;Chi vuole un computer portatile?&quot;, <a target="_blank" href="http://wyborcza.pl/1,75248,9331283,Laptop_dla_ucznia__Drugie_podejscie.html">chiede Gazeta Wyborcza</a> riferendosi al progetto del governo di assegnare un netbook a tutti gli alunni del primo anno della scuola primaria (a settembre il sistema scolastico dovrebbe accogliere 350mila nuovi studenti). Il progetto, nato per garantire &quot;pari opportunit&agrave; formative ai bambini delle zone rurali e per prevenirne l'emarginazione digitale&quot;, dovrebbe costare circa 250 milioni di euro. Un piano simile era stato annunciato nel 2008 dal primo ministro Donald Tusk, che aveva promesso un pc per ogni studente di scuola superiore, ma era stato abbandonato a causa della crisi economica. Gazeta Wyborcza si domanda se la nuova iniziativa andr&agrave; incontro allo stesso destino, ma sottolinea che stavolta una grossa fetta dei fondi sar&agrave; versata dai gestori di telefonia mobile, che entro il 2020 dovranno pagare allo stato circa 900 milioni di euro per la licenza relativa alla rete 3G. Le stime del ministero delle infrastrutture polacco mostrano comunque che circa il 90 per cento delle famiglie con bambini in et&agrave; scolastica possiede in casa almeno un computer. &quot;Quindi forse il problema principale non &egrave; la mancanza di computer, ma l'accesso a internet&quot;, <a target="_blank" href="http://wyborcza.pl/1,86116,9331274,Laptop___nie_dla_kazdego_.html">conclude il quotidiano</a>. &nbsp;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Mon, 28 Mar 2011 13:37:01 +0100</pubDate><guid>571831</guid></item>
<item><title>La lezione della Tunisia | Editoriale</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/editorial/471881-la-lezione-della-tunisia</link><description><![CDATA[<p>&quot;La rivoluzione dei gelsomini&quot;, che ha segnato la fine del regime di Zine el Abidine Ben Ali in Tunisia, &egrave; stata condotta soprattutto da giovani (il 60 per cento della popolazione ha meno di 30 anni), studenti (il 34,6 dei cittadini tra i 18 e i 24 anni) o diplomati, disoccupati (il 30 per cento dei giovani e il 22 per cento dei diplomati recenti sono senza lavoro) e internauti (nel 2009 il 33,4 per cento della popolazione <a href="http://www.internetworldstats.com/af/tn.htm" target="_blank">aveva accesso alla rete</a>).&nbsp;</p>
<p>Senza prospettive professionali e di conseguenza nemmeno familiari, i giovani hanno preso in mano il proprio destino, assestando un colpo che si spera fatale al sistema politico-economico chiuso e corrotto di cui erano prigionieri.</p>
<p>Sull'altra sponda del Mediterraneo milioni di giovani diplomati devono accontentarsi di un lavoro precario (quando ne hanno uno), e si scontrano con sistemi politico-economici sclerotizzati e inaccessibili &ndash; specialmente in Italia e Grecia. La situazione dei giovani europei &egrave; paragonabile solo in parte a quella dei coetanei tunisini, ma fatte le dovute proporzioni le loro inquietudini riguardo al futuro sono altrettanto profonde.</p>
<p>Dato che i giovani europei non hanno modo di rovesciare i regimi democratici al potere, la loro ribellione si manifesta con il disinteresse per la politica (gli appartenenti alla fascia d'et&agrave; 18-24 sono quelli che votano pi&ugrave; raramente) e con l'adesione ai partiti pi&ugrave; radicali. Nonostante tutto, per&ograve;, i giovani sono ancora capaci di esprimere collettivamente la loro collera, come si &egrave; visto in occasione delle manifestazioni che l'autunno scorso hanno scosso l'Europa.</p>
<p>La rivolta dei giovani europei non riesce per&ograve; a smuovere i vertici politici, perch&eacute; oggi rappresentano una minoranza &ndash; soltanto <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-EH-06-001/FR/KS-EH-06-001-FR.PDF" target="_blank">un europeo su cinque ha meno di vent'anni</a> &ndash; e non hanno la massa critica necessaria per far pendere le scelte politiche dalla loro parte.</p>
<p>I leader europei sembrano essere pienamente consapevoli della situazione. Il loro atteggiamento nei confronti dei giovani, testimoniato dalla sistematicit&agrave; dei tagli all'<a href="http://www.presseurop.eu/it/category/section/society/education" target="_blank">istruzione</a> e alla ricerca, testimonia la [scarsa] importanza che viene loro attribuita. Ma se c'&egrave; una lezione da trarre dalla &quot;rivoluzione dei gelsomini&quot; &egrave; che a forza di maltrattare la giovent&ugrave; la situazione prima o poi esplode. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p> (Editoriale)]]></description><pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:17:48 +0100</pubDate><guid>471881</guid></item>
<item><title>Paesi Bassi | L'innovazione è solo una parola</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/468051-l-innovazione-e-solo-una-parola</link><description><![CDATA[<p>&quot;I Paesi Bassi sempre pi&ugrave; in ritardo in materia di innovazione&quot;, <a href="http://digitaleeditie.nrc.nl/NH/2011/0/20110118___/1_01/" target="_blank">sostiene NRC Handelsblad</a>. Secondo due studi gli investimenti in ricerca e sviluppo non sono adeguati all'obiettivo del governo olandese di portare il paese tra i primi cinque al mondo per quanto riguarda l'innovazione. Il quotidiano si stupisce del fatto che, nonostante il governo abbia creato un <a href="http://www.rijksoverheid.nl/ministeries/eleni " target="_blank">ministero degli affari economici, dell'agricoltura e dell'innovazione</a> e il termine &quot;innovazione&quot; appaia pi&ugrave; volte nell'<a href="http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief-cover/362231-un-governo-un-po-speciale" target="_blank">accordo di governo</a>, non sia stato stanziato alcun budget supplementare. NRC si rammarica che il governo non dedichi pi&ugrave; fondi all'istruzione, e sottolinea come Germania, Francia, Danimarca e Finalandia non utilizzino pi&ugrave; come pretesto la crisi economica per non investire nello sviluppo innovativo. <a href="http://www.presseurop.eu/fr/content/article/299701-ou-vont-les-milliards-de-l-innovation" target="_blank">La Commissione europea raccomanda</a> che gli stati membri investano almeno il 3 per cento del loro pil nell'innovazione, ma i 5 miliardi di euro stanziati dai Paesi Bassi rappresentano appena lo 0,88 per cento del prodotto interno lordo.&nbsp;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Wed, 19 Jan 2011 13:07:20 +0100</pubDate><guid>468051</guid></item>
<item><title>Italia | La rivolta dell'università</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/411841-la-rivolta-dell-universita</link><description><![CDATA[<p>&quot;S&igrave; alla riforma, universit&agrave; in rivolra&quot;, <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/01/dirette/universit_continua_la_protesta_occupazioni_da_nord_a_sud-9711380">titola La Repubblica</a> dopo che la camera ha approvato il <a target="_blank" href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/34595_testi.htm">decreto Gelmini</a> che introduce nuove regole per le assunzioni del personale, tra cui i contratti a termine per i ricercatori, in nome dello svecchiamento e della meritocrazia. Il 30 novembre migliaia di studenti hanno manifestato contro la riforma nella maggior parte delle citt&agrave; universitarie italiane, bloccando strade e ferrovie. Alla protesta hanno partecipato anche gli studenti Erasmus <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/01/foto/scuola_la_protesta_italiana_in_europa_foto_lettori_1-9709618/1/?ref=HRER3-1">in tutta Europa</a>. L'opposizione sostiene che la misura distrugger&agrave; istruzione e ricerca. Non &egrave; d'accordo <a target="_blank" href="http://www.presseurop.eu/it/content/author/310071-irene-tinagli">Irene Tinagli</a> de La Stampa, <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8153&amp;ID_sezione=&amp;sezione=">secondo cui</a> &quot;non &egrave; tanto la riforma che arrecher&agrave; danno all&rsquo;Universit&agrave;, ma [...] la carenza di fondi, che nonostante la riduzione dei tagli resta un problema, e [...] l&rsquo;evidente strumentalizzazione politica attorno a questo provvedimento&quot;.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Wed, 01 Dec 2010 13:30:31 +0100</pubDate><guid>411841</guid></item>
<item><title>Istruzione | Università per tutti, ma chi paga? (Dagens Nyheter, Stoccolma)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/389091-universita-tutti-ma-chi-paga</link><description><![CDATA[La manifestazione degli studenti a Londra ha riportato in primo piano la questione del finanziamento dell&#039;istruzione superiore: sia il sistema pubblico che quello di mercato hanno difetti insanabili. Serve un compromesso che garantisca qualità e accessibilità. (Article)]]></description><pubDate>Mon, 15 Nov 2010 15:07:18 +0100</pubDate><guid>389091</guid></item>
<item><title>La vera sfida cinese | Editoriale</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/editorial/358311-la-vera-sfida-cinese</link><description><![CDATA[<p>Il <a target="_blank" href="http://www.eeas.europa.eu/asem/index_en.htm">summit Ue-Asia</a> del 4 e 5 ottobre avrebbe dovuto rafforzare la cooperazione per combattere la crisi economica mondiale. Ufficiosamente tutti sapevano che i rappresentanti dell'Unione avrebbero provato a convincere la Cina a rivalutare lo yuan. Il progetto &egrave; naufragato &nbsp;quando il primo ministro cinese Wen Jiabao ha avvertito i suoi interlocutori che ogni tentativo di fare pressione su Pechino era destinato a fallire. Nel frattempo, un numero sempre maggiore di esperti sottolinea lo squilibrio di fondo delle relazioni bilaterali, incarnato dai 13 miliardi di euro di <a target="_blank" href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/6-18032010-AP/EN/6-18032010-AP-EN.PDF">deficit commerciale</a> dell'Unione nei confronti della Cina.</p>
<p>&quot;Per molti anni l'Unione ha adottato con Pechino una politica d'attrazione senza condizioni, che si &egrave; risolta in un vero e proprio fiasco. Gli investitori cinesi spadroneggiano in Europa, mentre gli europei sono spesso allontanati dalla Cina&quot;, scrive <a target="_blank" href="http://wyborcza.pl/1,76842,8474602,Czy_Chiny_ogrywaja_Europe_.html">su Gazeta Wyborcza</a> Fran&ccedil;ois Godement dell'<a target="_blank" href="http://www.ecfr.eu/">European council on foreign relations</a>. </p>
<p>Negli ultimi tempi le imprese cinesi hanno iniziato a penetrare in Europa dalla porta di servizio. Gli imprenditori cinesi hanno lanciato un salvagente alla Grecia indebitata fino al collo, e Pechino ha aggiunto la promessa di giganteschi investimenti nelle infrastrutture, in particolar modo nella modernizzazione delle ferrovie greche. Inoltre la Cina ha rilevato, al costo di oltre tre miliardi di euro, il porto commerciale del Pireo. In Serbia, candidata all'ingresso nell'Unione, i cinesi costruiranno un porto sul Danubio. &nbsp;</p>
<p>Che fare? L'Unione potrebbe seguire l'esempio degli Stati Uniti e aumentare le tasse sui prodotti cinesi o introdurne di nuove. Nel frattempo si potrebbe continuare a fare pressione su Pechino affinch&eacute; rivaluti la propria moneta. &nbsp;</p>
<p>Ma come ha scritto <a target="_blank" href="http://www.time.com/time/world/article/0,8599,2024090,00.html">su Time</a> il politologo statunitense <a target="_blank" href="http://www.fareedzakaria.com/home/About.html ">Fareed Zakaria</a>, &egrave; una lotta senza speranze. Nenche un aumento del 20 per cento del valore dello yuan basterebbe a rendere le compagnie europee e statunitensi pi&ugrave; competitive, e i prodotti asiatici non sparirebbero di certo dagli scaffali dei nostri negozi. Tutt'al pi&ugrave; le magliette cinesi verrebbero rimpiazzate da quelle prodotte in Vietnam o in Bangladesh. &nbsp;</p>
<p>Zakaria preferisce concentrarsi su un problema ben pi&ugrave; grave: la crescente competitivit&agrave; della Cina nell'ambito dell'educazione e dell'economia della conoscenza. In dieci anni gli investimenti di Pechino nell'istruzione sono triplicati, il numero delle universit&agrave; raddoppiato e il numero di studenti quintuplicato. &nbsp;</p>
<p>Se si tiene conto del calcolo effettuato dal premio Nobel Robert Fogel, secondo il quale un impiegato in possesso di un diploma di scuola superiore &egrave; tre volte pi&ugrave; produttivo di uno che si &egrave; fermato alla licenza elementare, &egrave; facile immaginare che i problemi economici attuali con la Cina non sono che un antipasto della vera battaglia che saremo costretti a combattere nel giro di cinque anni.&nbsp;</p> (Editoriale)]]></description><pubDate>Tue, 12 Oct 2010 17:27:03 +0100</pubDate><guid>358311</guid></item>
<item><title>Gran Bretagna | Le lingue perdono fascino</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/323141-le-lingue-perdono-fascino</link><description><![CDATA[<p>&quot;Non. Nein. No &ndash; la crisi linguistica nelle scuole britanniche&quot;, <a target="_blank" href="http://www.independent.co.uk/news/education/education-news/the-language-crisis-in-british-schools-2061211.html">titola l'Independent</a>. Per la prima volta in assoluto, rivela il quotidiano londinese, &quot;il francese &egrave; uscito dalle 10 materie pi&ugrave; popolari al Gcse&quot; (General Certificate of Second Education, solitamente conseguito all'et&agrave; di 16 anni). Solo uno giovane su quattro sceglie il francese, e le cifre sono crollate dai 341.604 scolari nel 2002 ai 177.618 attuali. Nello stesso periodo gli studenti di tedesco si sono quasi dimezzati, passando da 130.976 a 70.619. &quot;Il declino nelle lingue &egrave; cominciato all'inizio del decennio ed &egrave; proseguito a causa della decisione del governo di introdurre la scelta delle materie per gli studenti tra i 14 e i sedici anni di et&agrave;&quot;, sottolinea l'Independent. L'unica nota positiva &egrave; l'interesse crescente verso la lingua spagnola, che sta scalzando il tedesco dal secondo posto (dietro al francese) nella classifica delle lingue pi&ugrave; popolari a scuola.&nbsp;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:54:21 +0100</pubDate><guid>323141</guid></item>
<item><title>Repubblica Ceca | L&#039;esclusione dei rom comincia a scuola (Respekt, Praga)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/152061-lesclusione-dei-rom-comincia-scuola</link><description><![CDATA[Un terzo dei bambini rom cechi finisce in scuole per disabili mentali. Un&#039;assurdità che finisce per ritorcersi contro lo stato, che deve subirne i costi sociali ed economici. (Article)]]></description><pubDate>Tue, 08 Dec 2009 17:03:51 +0100</pubDate><guid>152061</guid></item>
<item><title>Gran Bretagna | Buona istruzione, un diritto regale</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/139461-buona-istruzione-un-diritto-regale</link><description><![CDATA[<p>Che cosa significa &ldquo;una buona istruzione&rdquo;? Essere esperti di scienza? Riuscire a trovare un posto di lavoro? Essere beneducati come la Regina d'Inghilterra? Le opinioni in proposito assai varie, ma <a href="http://www.telegraph.co.uk/education/educationnews/6591857/Children-get-legal-right-to-good-education.html">secondo il Daily Telegraph</a> il governo britannico ha deciso in ogni caso di considerarlo un diritto. Nel suo prossimo discorso al Parlamento, <a href="http://www.parliament.uk/about/how/occasions/stateopening.cfm">Elisabetta II sveler&agrave;</a> il piano per creare una serie di &ldquo;garanzie&rdquo; per gli alunni e i genitori. Tra queste ci saranno &ldquo;un&rsquo;alimentazione sana, uno stile di vita attivo, benessere psichico&rdquo;. I genitori &ndash; prosegue il quotidiano londinese &ndash; &ldquo;potranno rivolgersi direttamente al difensore civico locale in caso di mancato rispetto di tali garanzie da parte delle scuole e delle amministrazioni. In caso di necessit&agrave;, la loro &lsquo;ultima risorsa&rsquo; potr&agrave; essere quella di far causa alle scuole&rdquo;. L&rsquo;associazione britannica dei presidi delle scuole e dei college (<a href="http://www.ascl.org.uk/home/news_results/?l=l&amp;ListItemID=488&amp;ListGroupID=2">Ascl</a>) ha aspramente criticato il piano. &ldquo;I presidi scolastici temono che queste &lsquo;garanzie&rsquo; possano trasformarsi per i genitori pi&ugrave; litigiosi in altrettanti motivi di lamentela&rdquo;.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:45:33 +0100</pubDate><guid>139461</guid></item>
<item><title>Austria | Un miliardo per gli studenti</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/132701-un-miliardo-gli-studenti</link><description><![CDATA[<p>Il movimento &egrave;&nbsp;arrivato alla sua terza settimana di vita. Il 6 novembre gli studenti austriaci sono nuovamente scesi in strada per protestare contro le pessime condizioni del sistema e la riforma dovuta al <a href="http://ec.europa.eu/education/higher-education/doc1290_en.htm#">processo di Bologna</a>. Ma le autorit&agrave; sono hanno cominciato la &ldquo;caccia al miliardo per le universit&agrave;&rdquo;, <a href="http://diepresse.com/home/bildung/universitaet/519876/index.do">titola Die Presse</a> con un fotomontaggio dei principali interessati, nel quale compaiono il rettore dell&rsquo;universit&agrave;, il cancelliere Werner Faymann e i ministri della ricerca, delle finanze e dell&rsquo;economia. Il budget delle universit&agrave; &ndash; spiega Die Presse &ndash; era stato l&rsquo;unico ad aumentare nel 2009 e il cancelliere socialdemocratico ha promesso pi&ugrave; fondi, ma per il 2020. Se il conflitto si protrarr&agrave;, <a href="http://diepresse.com/home/bildung/universitaet/519763/index.do?_vl_backlink=/home/bildung/universitaet/516801/index.do&amp;direct=516801">avverte il quotidiano</a>, le simpatie dell&rsquo;opinione pubblica per il movimento studentesco potrebbero&nbsp; trasformarsi in un movimento sociale.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Fri, 06 Nov 2009 14:46:42 +0100</pubDate><guid>132701</guid></item>
<item><title>Religione | Strasburgo boccia il crocifisso</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/130711-strasburgo-boccia-il-crocifisso</link><description><![CDATA[<p>La <a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88943&amp;idCat=75">sentenza</a> con cui la Corte europea dei diritti umani (<a href="http://www.echr.coe.int/echr/">Echr</a>) ha definito l'ostensione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane &quot;una violazione della libert&agrave; di religione degli alunni&quot; e ne ha ordinato la rimozione ha scatenato l'ira dei cattolici italiani e dei loro referenti, <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html">scrive Repubblica</a>. Il Vaticano ha parlato di &quot;decisione ideologica e miope&quot;, il governo ha annunciato che far&agrave; ricorso e perfino il nuovo leader dell'opposizione Pierluigi Bersani &egrave; preoccupato da questa violazione del &quot;buonsenso&quot;. Eppure, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6581&amp;ID_sezione=&amp;sezione=">ricorda Michele Ainis su La Stampa</a>, &quot;nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole&quot;: si tratta di un retaggio del regime fascista, sopravvissuto a innumerevoli attacchi grazie a &quot;settant'anni di equivoci&quot; e alla compiacenza dello stato nei confronti della Chiesa.&nbsp;</p>
<p>Secondo il Corriere della Sera, questa &quot;caccia ai simboli&quot; &egrave; odiosa quanto la proibizione del velo islamico nelle scuole francesi. Su Repubblica, <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-battaglia-su-un-simbolo/">Stefano Rodot&agrave; difende</a> invece la decisione della Corte, nata dalla richiesta presentata sette anni fa dai genitori di due alunni: &quot;Questa sentenza ci porta verso un&acute;Europa pi&ugrave; ricca, verso un&acute;Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all&acute;educazione dei genitori che i cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti.&quot;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Wed, 04 Nov 2009 14:15:41 +0100</pubDate><guid>130711</guid></item>
<item><title>Università | Università gratuita, un&#039;utopia? (Der Standard, Vienna)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/128041-universita-gratuita-unutopia</link><description><![CDATA[A metà ottobre gli studenti hanno occupato l&#039;Università di Vienna per rivendicare l&#039;istruzione gratuita per tutti. Ma la questione del finanziamento dell&#039;insegnamento superiore non dovrebbe essere un tabù, scrive l&#039;economista Andreas Schibany sullo Standard. (Article)]]></description><pubDate>Fri, 30 Oct 2009 16:38:25 +0100</pubDate><guid>128041</guid></item>
<item><title>Danimarca | Højskole, a scuola di libertà (Cafébabel.com, Parigi)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/119431-hojskole-scuola-di-liberta</link><description><![CDATA[Nelle Højskoles danesi non ci sono esami né ritmi fissi e si fa un uso libero del tempo. Cafebabel applaude questo modello che permette agli studenti di esprimere la propria creatività. (Article)]]></description><pubDate>Fri, 16 Oct 2009 11:30:27 +0100</pubDate><guid>119431</guid></item>
<item><title>Scuola | Pagati per frequentare</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/110741-pagati-frequentare</link><description><![CDATA[<p>Tra il bastone e la carota, il governo francese ha scelto la seconda. Dal 5 ottobre tre istituti professionali della banlieue parigina stanno sperimentando un sistema di incentivi finanziari per combattere l'assenteismo degli studenti. Ogni classe ricever&agrave; un contributo di duemila euro per le proprie spese, che sar&agrave; aumentato fino a 10mila euro se i ragazzi daranno prova di assiduit&agrave;. Il provvedimento ha scatenato una levata di scudi da parte di genitori e insegnanti, <a href="http://www.liberation.fr/societe/0101595361-secher-moins-pour-gagner-plus">scrive Lib&eacute;ration</a>. Una reazione giustificata, <a href="http://www.liberation.fr/societe/0101595360-gratuite">scrive</a> il quotidiano francese, secondo il quale la misura &quot;infrange il principio repubblicano per cui il sapere non &egrave; oggetto di mercato&quot;.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Tue, 06 Oct 2009 16:34:48 +0100</pubDate><guid>110741</guid></item>
<item><title>Italia | Chi ha paura delle scuole arcobaleno?</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/96051-chi-ha-paura-delle-scuole-arcobaleno</link><description><![CDATA[<p>Tornano a scuola gli studenti italiani, e insieme a loro i 700mila ragazzi e ragazze di origine straniera che secondo il <a href="http://www.dossierimmigrazione.it">rapporto della Caritas</a> si sono iscritti agli istituti del paese. Un record che riflette l'evoluzione demografica della nazione, <a href="http://altrimondi.gazzetta.it/2009/09/indovina-chi-viene-a-scuola.html">scrive La Repubblica</a>, nonostante gli sforzi di chi si ostina a negare la realt&agrave; del multiculturalismo. Se razzismo e pregiudizi si aggirano ancora per le classi, l'integrazione sembra per&ograve; lentamente farsi strada. &quot;Sono musulmano, ma mi fa piacere restare per l'ora di religione&quot;, dichiara un ragazzo bengalese. &quot;Penso che sia un buon modo per conoscere gli italiani&quot;.</p>
<p>Sul Corriere della Sera, invece, <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_11/scuola_classi_bossi_fredigotti_0c363512-9e93-11de-8a40-00144f02aabc.shtml">Isabella Bossi Fedrigotti sostiene</a> che il numero crescente di stranieri pone una minaccia alla qualit&agrave; dell'istruzione, citando il caso della scuola Pisacane di Roma da cui i genitori italiani hanno ritirato i propri figli, lasciando un 97 per cento di immigrati. &quot;Non si possono biasimare&quot;, scrive, perch&eacute; &quot;in quelle classi nelle quali la maggioranza degli alunni soltanto a stento mastica l&rsquo;italiano&quot; l'insegnamento sar&agrave; per forza di cose rallentato. Per garantire la vera integrazione, dunque, &quot;non resta che il ragionevolissimo sistema delle quote&quot;, <a href="http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1694295.html">sostenuto anche dal ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini</a>.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Mon, 14 Sep 2009 14:16:03 +0100</pubDate><guid>96051</guid></item>
<item><title>Italia | Chi non ci capisce, föra.</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/66761-chi-non-ci-capisce-foera</link><description><![CDATA[<p>Anche questa settimana la Lega nord ha conquistato i titoli dei giornali italiani con la sua ultima proposta shock: subordinare la nomina degli insegnanti al superamento di un test che provi la loro conoscenza del dialetto e della cultura della regione in cui intendono lavorare. L'idea &egrave; stata parzialmente ritrattata dopo l'accoglienza di condanna e dileggio che ha ricevuto. &Egrave; comunque rimasta uno dei temi principali degli oziosi dibattiti estivi.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/">La Repubblica</a> propone un'inchiesta sullo stato di salute degli oltre seimila dialetti che testimoniano la tormentata storia d'Italia. Basandosi su uno <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070420_00/">studio</a> dell'Istat, il quotidiano afferma che &quot;l'utilizzo esclusivo del dialetto, soprattutto nell'ambito familiare, &egrave; diminuito 'significativamente' nel tempo. In pochi anni si &egrave; praticamente dimezzato, passando dal 32% del 1988 al solo 16% del 2006&quot;, nonostante gli sforzi profusi dai ministri leghisti per proteggere le peculiarit&agrave; linguistiche padane. Ci&ograve; porta Dario Fo, premio Nobel e autore di diverse commedie in dialetto, a definire &quot;insensata&quot; la proposta della Lega. &quot;Il loro unico scopo &egrave;, attraverso la storia del dialetto, mandare via i professori del Sud&quot;, conclude Fo.</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Thu, 30 Jul 2009 15:01:04 +0100</pubDate><guid>66761</guid></item>
</channel></rss>
