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            <channel><title>Presseurop | <![CDATA[Sudafrica ]]></title>
                <link>http://www.presseurop.eu/it</link>
                <description>Il meglio della stampa europea, in dieci lingue</description>
                <language>it</language><item><title>Riscaldamento climatico | "Triplo salto mortale" per l'Europa a Durban</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/1225001-triplo-salto-mortale-l-europa-durban</link><description><![CDATA[<p>&quot;Lotta alle emissioni, l'Europa nell'angolo&quot;, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-11-27/lotta-emissioni-europa-angolo-081208.shtml?uuid=AaAQC3OE" target="_self">titola Il Sole 24 Ore</a> mentre si apre in Sudafrica la conferenza delle Nazioni Unite sul riscaldamento climatico (<a href="http://www.cop17-cmp7durban.com/" target="_self">Cop17</a>). L'obiettivo del vertice &egrave; il raggiungimento di un accordo che limiti l'aumento della temperatura media di due gradi centigradi. Ma le economie emergenti come Brasile e India si sono aggiunte al fronte dei paesi industrializzati che non vogliono cominciare i negoziati prima del 2015, scatenando la rabbia degli stati minacciati dalle conseguenze del riscaldamento climatico. Secondo il quotidiano economico il vertice &quot;non pare avere alcuna chance di partorire un trattato internazionale, legale e vincolante, per la riduzione delle emissioni-serra. Chi ha sempre remato contro, come gli Usa, avr&agrave; vita facile. Ma per l'Unione europea, si tratta di un triplo salto mortale&quot;:&nbsp;</p>
<blockquote><p>&quot;Primo, perch&eacute; sul Protocollo di Kyoto e i suoi dettami, la Ue ha costruito un mercato finanziario dei diritti a emettere Co2 che coinvolge banche e imprese in investimenti a lungo termine, che si stima nel 2011 varranno 107 miliardi di euro.</p>
<p>Secondo, perch&eacute; il summit sudafricano potrebbe concludersi in qualcosa di pi&ugrave; che un nulla di fatto: potrebbe sancire la morte di Kyoto, visto che Canada, Russia e Giappone hanno gi&agrave; detto di non voler entrare nella seconda fase che doveva cominciare nel 2013.</p>
<p>Terzo, perch&eacute; il coraggioso impegno europeo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 rischia di emarginare l'Europa (con l'eccezione dell'Australia) in una lotta che ha senso solo se planetaria. Ma che richiede anche miliardi d'investimenti pubblici che mal si accordano con il regime di rigore fiscale dei tempi moderni&quot;.</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p> (News in brief)]]></description><pubDate>Mon, 28 Nov 2011 15:57:49 +0100</pubDate><guid>1225001</guid></item>
<item><title>Tenere duro | Editoriale</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/editorial/666401-tenere-duro</link><description><![CDATA[<p>Le dimissioni di Dominique Strauss-Kahn dalla guida del Fondo monetario internazionale in seguito al suo arresto a New York per tentato stupro lascia in sospeso il problema della sua successione. Dalla creazione dell'Fmi nel 1945 la carica di direttore generale &egrave; stata sempre ricoperta da un europeo, cos&igrave; come quella di capo della Banca mondiale &egrave; toccata a uno statunitense.</p>
<p>Un gentlemen agreement giustificato dal peso economico dei due blocchi all'epoca della fondazione delle due istituzioni, ma che secondo molti al giorno d'oggi non ha pi&ugrave; ragione di esistere a causa del ruolo sempre pi&ugrave; importante dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e del declino politico ed economico dell'Europa. Per questo motivo in molti si sono fatti avanti per sostenere personalit&agrave; provenienti dal Sudafrica, da Singapore, da Israele o ancora dalla Cina, sottolineando che i tempi sono ormai maturi per un cambiamento. &nbsp;</p>
<p>Si tratta di una pretesa legittima, perch&eacute; i paesi emergenti sono sottorappresnetati in seno alle istituzioni internazionali: all'Fmi, per fare un esempio, i <a href="http://www.imf.org/external/np/sec/memdir/members.aspx#A" target="_self">Brics possono contare</a> solo sull'11 per cento dei voti, pur rappresentando il <a href="http://www.economywatch.com/economic-statistics/economic-indicators/GDP_Share_of_World_Total_PPP/" target="_self">20 percento del pil mondiale</a>. L'Europa pu&ograve; invece disporre del 35,6 percento dei voti a fronte di una partecipazione di poco pi&ugrave; del 30 per cento all'economia globale (gli Stati Uniti hanno il 16 percento dei voti per quasi il 30 percento del&nbsp;pil mondiale). Il rapporto tra diritto di voto e rilevanza economica &egrave; dunque sfavorevole ai Brics, ed &egrave; ragionevole pretendere una riforma della quote. Ma &egrave; altrettanto vero che l'Europa ha i numeri per continuare ad essere il blocco pi&ugrave; influente in seno al Fmi.</p>
<p>Dunque non c'&egrave; alcuna ragione per la quale il vecchio continente debba rinunciare a battersi per conservare una carica cos&igrave; strategica, soprattutto in un momento in cui diversi paesi europei sono stati (o sono tuttora) costretti a negoziare un aiuto economico. Ma perch&eacute; ci&ograve; avvenga, ancora una volta, &egrave; necessario che l'Europa parli con una sola voce, e presenti il candidato pi&ugrave; adatto a proteggere i suoi interessi. Se l'Europa vuole evitare che l'Fmi torni ad essere il guardiano dell'ortodossia neoliberista, deve fare in modo che il proprio candidato sia dotato di sensibilit&agrave; e creativit&agrave;, affinch&eacute; le pillole che sar&agrave; costretto a somministrare siano meno amare possibile. (<em>traduzione di Andrea Sparacino</em>)</p> (Editoriale)]]></description><pubDate>Fri, 20 May 2011 16:20:58 +0100</pubDate><guid>666401</guid></item>
<item><title>Mondiali | Un continente fuori gioco (La Stampa, Torino)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/278801-un-continente-fuori-gioco</link><description><![CDATA[Il calcio è spesso lo specchio della realtà. Questo mondiale non fa eccezione: le squadre dei paesi europei appaiono confuse e impacciate come i loro governi, mentre gli outsider di un tempo ne mettono in discussione la supremazia. (Article)]]></description><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:10:48 +0100</pubDate><guid>278801</guid></item>
<item><title>Appuntamento mancato | Editoriale</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/editorial/158391-appuntamento-mancato</link><description><![CDATA[<p>A Copenaghen l'Europa aveva un <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/editorial/149701-dare-lesempio" target="_blank">appuntamento con la storia</a>. La conferenza internazionale sui cambiamenti climatici (<a target="_blank" href="http://en.cop15.dk">Cop15</a>) si svolgeva sul suo territorio, inoltre il continente poteva vantare buone prestazioni in campo ambientale e, cosa rara, era arrivato a esprimere una <a target="_blank" href="http://ec.europa.eu/environment/climat/future_action.htm">posizione comune e ambiziosa</a> in materia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. L'Europa avrebbe quindi potuto pretendere di avere un ruolo maggiore nei negoziati.</p>
<p>Ma l'Europa ha mancato l'appuntamento. Fin dall'inizio della conferenza &egrave; stato chiaro che le discussioni erano condotte soprattutto da Washington e Pechino, il G2 dei paesi pi&ugrave; inquinanti. Invece di fare fronte comune, Nicolas Sarkozy, Gordon Brown, Angela Merkel e gli organizzatori danesi si sono impegnati in modo individuale. Di fronte a loro, al G2 e ai paesi emergenti (Brasile, India e Sudafrica), la presidenza svedese dell'Unione non ha mai avuto una vera forza negoziale e anche se il presidente del Consiglio dell'Unione Herman Van Rompuy fosse stato presente, la situazione non sarebbe cambiata.</p>
<p>Per quanto riguarda il clima, il risultato &egrave; un <a target="_blank" href="http://en.cop15.dk/files/pdf/copenhagen_accord.pdf">accordo</a> ottenuto in extremis che non fissa degli obiettivi di lungo termine in materia di emissioni di anidride carbonica, prevede degli aiuti insufficienti per permettere ai paesi in via di sviluppo di avere accesso alle tecnologie non inquinanti e, soprattutto, non &egrave; vincolante per i suoi firmatari. Intanto pi&ugrave; di 46mila tonnellate di CO2 (secondo la societ&agrave; di consulenza Deloitte) sono state emesse nei 12 giorni del vertice.</p>
<p>Da un punto di vista politico, la prima potenza economica mondiale e i suoi 600 milioni di abitanti, pronti a fare degli sforzi in nome delle generazioni future, &egrave; sempre rimasta in disparte. La lezione che dobbiamo trarne &egrave; sempre la stessa: finch&eacute; saranno divisi, gli europei non avranno molto peso sulla scena mondiale. I loro dirigenti se ne saranno resi conto? <em>G.P.A.</em></p> (Editoriale)]]></description><pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:39:58 +0100</pubDate><guid>158391</guid></item>
<item><title>Energie rinnovabili | Il sole e i fiumi dell&#039;Africa aiuteranno l&#039;Europa? (The Independent, Londra)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/83641-il-sole-e-i-fiumi-dellafrica-aiuteranno-leuropa</link><description><![CDATA[Nelle scorse settimane sono stati lanciati due grandi progetti per la produzione di energia. Uno si propone di creare la più grande azienda al mondo per produzione di energia solare, l&#039;altra vuole creare la più grande diga del pianeta per l&#039;energia idroelettrica. Sebbene entrambi i progetti siano collocati in Africa, il loro obiettivo è esportare energia elettrica in Europa. L&#039;Independent valuta i pro e i contro dei due ambiziosi progetti che, secondo molti critici, rievocano i furti di risorse di stampo coloniale. (Article)]]></description><pubDate>Tue, 25 Aug 2009 16:44:00 +0100</pubDate><guid>83641</guid></item>
<item><title>Influenza A | I profitti prima dell&#039;etica (The Independent, Londra)</title><link>http://www.presseurop.eu/it/content/article/70921-i-profitti-prima-delletica</link><description><![CDATA[Mentre l&#039;influenza A si estende su scala globale, le nazioni in via di sviluppo stanno tentando di produrre una versione economica del Tamiflu. Roche, l&#039;azienda che produce il farmaco, si oppone però a una mossa che potrebbe salvare centinaia di migliaia di vite. Secondo Johann Hari, sull&#039;Independent, Roche avrebbe addirittura il sostegno dell&#039;Organizzazione mondiale della Sanità. (Article)]]></description><pubDate>Wed, 05 Aug 2009 20:02:24 +0100</pubDate><guid>70921</guid></item>
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