Speciali
Il contagio
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Rassegna stampa
Euro, l’incubo diventa realtà
13 settembre 20115Presseurop -
Crisi del debito
Madrid e Roma, due stili di crisi
8 settembre 20115La Vanguardia Barcellona -
Crisi del debito
Non c’è tempo da perdere
10 agosto 201111Mediapart Parigi -
3 agosto 20113El País Madrid
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19 luglio 20112PresseuropPresseurop
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Italia
L’ultimo campo di battaglia
12 luglio 20114La Repubblica Roma -
Finanza
I mercati alzano il tiro
12 luglio 20117Presseurop -
11 luglio 2011PresseuropCorriere della Sera
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7 luglio 2011PresseuropThe Irish Times
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5 luglio 2011PresseuropPúblico
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Crisi del debito
La Grecia ci trascinerà con sé
14 giugno 201115The Irish Times Dublino -
Editoriale
Fuori due
7 giugno 2011Presseurop
L'UE disarmata
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Summit europeo
Il falso salvataggio dell’euro
27 ottobre 20113Berliner Zeitung Berlino -
Eurozona
La crisi ha rotto il ghiaccio
3 ottobre 20113La Tribune Parigi -
Crisi del debito
La soluzione è la bancarotta
28 settembre 20112Irish Independent Dublino -
Unione monetaria
Tre eurozone sono meglio di una
16 settembre 201112De Volkskrant Amsterdam -
Eurozona
La fine del mito della stabilità
12 settembre 20113Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Debito
L’Italia ha inguaiato la Bce
6 settembre 20116Il Sole-24 Ore Milano -
Francia-Germania
Le idee giuste al momento sbagliato
17 agosto 20115La Stampa Torino -
Crisi del debito
La quiete prima della tempesta
11 agosto 20111ABC Madrid -
Rassegna stampa
La Bce, un pompiere tardivo e solitario
9 agosto 20112Presseurop -
Crisi del debito
Cercansi leader, urgentemente
8 agosto 20115The Guardian Londra -
Crisi del debito
L’ultima vacanza dell’euro?
5 agosto 201115La Repubblica Roma -
Crisi dell'euro
L’imbarazzo della scelta
14 luglio 201111Die Zeit Amburgo -
13 luglio 201111The Guardian Londra
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Crisi del debito
Serve un nuovo piano Marshall
6 luglio 20114The Guardian Londra -
5 luglio 20111Financial Times Londra
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Editoriale
Il budget di Bruxelles e il mito di Icaro
1 luglio 20111Presseurop -
Crisi greca
Nella caverna di Platone
30 giugno 20112El Mundo Madrid -
Budget europeo
Nuove regole per i fondi strutturali
28 giugno 20111PresseuropPúblico -
Crisi del debito
Guardando nell’abisso greco
24 giugno 2011PresseuropPresseurop -
Crisi del debito
In cerca di un equilibrio
23 giugno 20112Le Monde Parigi -
Unione europea
Verso il trasferimento di ricchezza?
23 giugno 2011PresseuropPresseurop -
Consiglio europeo
Il federalismo salverà l’euro?
23 giugno 20112PresseuropLa Tribune -
Crisi del debito
Solo la verità ci può salvare
22 giugno 20115La Repubblica Roma -
Crisi del debito
La pericolosa ostinazione della Bce
21 giugno 20113Mediapart Parigi -
Crisi del debito
Requiem per l’euro
20 giugno 201115Der Spiegel Amburgo -
Grecia-Germania
Sbatti il greco in prima pagina
20 giugno 201123To Vima Atene -
Crisi del debito
I limiti della solidarietà
17 giugno 20118Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung Francoforte -
Crisi del debito
La congiura degli stupidi
31 maggio 201111Jornal de Negócios Lisbona -
Crisi del debito
Federalismo a suon di prestiti
12 maggio 2011The Times Londra -
Crisi del debito
L’uomo propone, il mercato dispone
10 maggio 20114The Guardian Londra -
Crisi del debito
Il salvataggio inutile
5 maggio 2011Der Standard Vienna
Le agenzie di rating giocano col fuoco
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14 luglio 20111PresseuropEl Periódico de Catalunya
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Crisi del debito
Liberaci dalle agenzie di rating
7 luglio 20115Público Lisbona -
Crisi del debito
Tutti contro le agenzie di rating
7 luglio 20111PresseuropPresseurop -
24 giugno 20113The Guardian Londra
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Crisi del debito
A che gioco giocano le agenzie di rating?
13 giugno 201110Libération Parigi -
Crisi economica
Il pollice verso delle agenzie di rating
21 dicembre 2010The Guardian Londra
Editoriale
A un anno dallo scoppio della crisi greca, l'eurozona è ancora sull'orlo del baratro. Né i 110 miliardi promessi da Ue e Fmi né il piano di rigore messo a punto dal governo Papandreou hanno migliorato la situazione finanziaria della Grecia. E ancora meno hanno convinto i mercati e le agenzie di rating, che hanno progressivamente aumentato la pressione.
Dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, passati al regime della carota del bailout e del bastone dell'austerity, ora anche Spagna e Italia sono scosse dai mercati finanziari. L'eventuale fallimento di uno dei due paesi rischierebbe di far crollare l'eurozona, con conseguenze politiche ed economiche imprevedibili.
A Bruxelles, Francoforte (sede della Banca centrale europea), Berlino, Parigi e in tutte le capitali d'Europa i leader politici ed economici cercano disperatamente una soluzione: aumento del rigore? Solidarietà tra le nazioni? Cancellazione del debito? Contributo del settore finanziario?
Tra gli appelli al federalismo e la difesa degli interessi (egoismi?) nazionali, i politici europei non sanno cosa scegliere. Terrorizzati dalla potenza dei mercati e delle agenzie di rating, sembrano incapaci di agire. Con il rischio che la situazione sfugga definitivamente al loro controllo.
Mentre la Spagna si è subito piegata alle pressioni della Germania e della Bce adottando una riforma lampo, l'Italia continua a puntare i piedi e non ha ancora varato la sua sospirata manovra.
Anche se sono d'accordo sulla diagnosi dei mali che affliggono la finanza mondiale e in particolare l'eurozona, i governi europei agiscono in ordine sparso e non sembrano rendersi conto della gravità della situazione. Tuttavia, osserva Mediapart, il tempo stringe e delle soluzioni esistono.
Giorno dopo giorno, aumentano i timori sulla stabilità economica di Madrid e Roma. Più cresce il finanziamento del loro debito, minori possibilità avranno di uscire dalla crisi. Per ora nessuno sa come invertire la tendenza.
Nonostante l'economia sia in condizioni migliori rispetto ad altri paesi, gli speculatori hanno scelto l'Italia per l'alto debito pubblico e la scarsa crescita. Ma le dimensioni dell'obiettivo rendono questa partita cruciale per la sopravvivenza dell'euro.
Non convinti dal piano di salvataggio per la Grecia, gli speculatori prendono di mira anche il debito spagnolo e italiano. Per la stampa spagnola la responsabilità è dei leader europei, incapaci di difendere la moneta unica con delle risposte comuni.
Dopo che Standard & Poor's ha assegnato al debito sovrano di Atene il peggior rating del mondo, le prospettive di una soluzione alla crisi appaiono minime. E la storia del paese sembra confermare le previsioni più pessimistiche.
I politici europei vorrebbero celebrare le decisioni del vertice del 26 ottobre come un evento storico. Ma la crisi della moneta unica non finirà certo nell'immediato futuro. Il problema di fondo è un paradosso sempre più lampante: i governi vogliono comprare la fiducia degli investitori con denaro che non posseggono.
Con l'avvicinarsi del vertice europeo del 18 ottobre e del G20 di novembre, le fondamenta dell'Ue sono in discussione. L'emergenza ha sbloccato un'impasse che durava da anni, ma le istanze di riforma hanno bisogno di una guida più lucida.
Le voci su un possibile default controllato della Grecia hanno rassicurato i mercati invece di scatenare il panico. Del resto sono le leggi base dell'economia a indicare la via d'uscita più sensata per i paesi in crisi con i pagamenti.
Ormai è evidente: i paesi dell'euro hanno ben poco in comune. L'unica soluzione alla crisi sta nel rinunciare all'unità a tutti i costi e dividerli in base alle loro vere esigenze.
Di fronte al rischio di un default, la Banca centrale europea aveva garantito il debito italiano in cambio della promessa manovra di aggiustamento. Ma ora le difficoltà del governo Berlusconi stanno minando la credibilità dell’istituto.
Le misure proposte da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy al vertice del 16 agosto sono ragionevoli, ma avrebbero avuto più effetto se fossero state adottate un paio di mesi fa.
Le esitazioni dei leader europei e la moltiplicazione dei rumor sull'eurozona sono all'origine del tonfo dei mercati mondiali. Per evitare che l'euro venga travolto dalla crisi, è necessaria un'integrazione economica completa dei singoli paesi. Ora tutto è nelle mani di Angela Merkel.
Il 9 agosto le prime pagine dei giornali europei – fatta eccezione per quelli del Regno Unito – sono state monopolizzate da un unico argomento: il crollo dei mercati finanziari, malgrado l'intervento della Banca centrale europea.
Di fronte alla crisi dell'euro, i leader politici mondiali sembrano paralizzati o, peggio, irresponsabili. Invece, una situazione economica così grave avrebbe bisogno di capi di governo decisamente più intraprendenti.
La burocrazia europea è lenta e la Germania si ostina a rifiutare l’unica medicina in grado di salvare l’euro e l’Europa, ossia accettare una responsabilità comune per il debito pubblico accumulato e rinunciare alla sovranità nazionale sulle politiche di bilancio.
Ora che anche paesi chiave come Spagna e Italia sono a rischio, il futuro dell'Eurozona dipende dalla partecipazione degli investitori privati. Ma le autorità non riescono a decidere se accontentare i mercati o gli elettori.
Con il pretesto di evitare il crollo della moneta unica, le autorità europee continuano a imporre devastanti misure ultraliberiste. Ma l'unione monetaria è un progetto conservatore fin dai suoi esordi.
Per uscire dall'interminabile crisi del debito, l'Europa avrebbe bisogno di un programma ambizioso come quello promosso dagli Stati Uniti nel dopoguerra. Ma stavolta la volontà latita e gli avversari sono molti e potenti.
Nonostante siano stati raramente messi in relazione, i problemi di bilancio di Washington e Bruxelles hanno radici e caratteristiche molto simili. E per entrambe la soluzione appare ugualmente lontana.
Come nel mito platonico, le soluzioni adottate per impedire che la crisi del debito greco trascini con sé l'euro sono così paradossali che gli europei hanno finito per ritenerle credibili, scrive El Mundo
Mentre la stabilità della moneta unica continua a preoccupare, i leader dell'Ue si riuniscono a Bruxelles per elaborare un sistema capace di mettere al sicuro l'eurozona da altre crisi.
La crisi economica ha messo a nudo gli inganni e i sotterfugi della politica, ma i leader continuano a nascondersi dietro un dito e a negare l'evidenza. Eppure la franchezza e il coraggio sono l'unica soluzione allo stallo dell'Europa.
Sempre più economisti ammettono che la ristrutturazione è l'unica soluzione possibile alla crisi del debito greco. Ma Francoforte continua a escluderla per difendere gli interessi del settore bancario europeo.
Mentre la Germania esita a concedere altri aiuti alla Grecia, il settimanale tedesco fa discutere con una copertina a effetto e una sentenza lapidaria sulla moneta unica. Estratti.
La copertina dello Spiegel con la bara dell'euro coperta dalla bandiera greca non è solo di pessimo gusto, ma anche la prova delle ambizioni egemoniche della Germania sull'Europa.
Il piano di salvataggio della Grecia non è solo inutile, ma pericoloso: minaccia lo stato di diritto e sottomette i paesi Ue più virtuosi ai ricatti di una banda di ipocriti.
Continuando a proporre la fallimentare ricetta dell'austerity ai paesi indebitati, l'Unione europea danneggia i suoi partner e sé stessa senza trarne alcun vantaggio. Un atteggiamento difficile da spiegare con la razionalità.
I prestiti d'emergenza non riescono a risolvere i problemi dei paesi in crisi con il debito pubblico, ma il loro scopo è un altro: metterli sotto l'amministrazione controllata permanente delle istituzioni europee e aumentare la predominanza di queste ultime sulla politica nazionale.
Nonostante i sacrifici imposti ai suoi cittadini, il governo greco non è ancora riuscito a vincere la sfiducia degli investitori. Ormai non è la realtà che conta, ma la sua percezione da parte degli operatori finanziari.
A differenza di Grecia e Irlanda, i problemi del Portogallo dipendono quasi tutti dall'adozione dell'euro. Applicare la stessa disastrosa ricetta di austerity non servirà: bisogna ripensare l'intero sistema.
I governi europei sono stati unanimi nel condannare l'abbassamento della valutazione del debito portoghese. Ma visti i rapporti di forza, difficilmente le loro parole saranno seguite dai fatti.
La crisi della Grecia dimostra cosa succede quando la politica cede la sua autorità a istituzioni non elette come le agenzie di rating. È il momento di invertire la tendenza.
Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch continuano ad abbassare la valutazione del debito dei paesi in crisi, mettendo a rischio la loro stabilità e quella dell'Eurozona. E ora alzano il tiro, minacciando di fare lo stesso con le economie "tripla A". 

























