Dalle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 i sostenitori del candidato riformatore Mir Hossein Moussavi, che contestano la rielezione del conservatore Mahmoud Ahmadinejad, sfidano il regime islamico nelle piazze e su internet. E mentre la repressione e la censura dilagano in Iran, l'Europa, che ha svolto a lungo un ruoio di mediazione tra Teheran e gli Stati Uniti, fa fatica a esprimersi con una voce sola.
Da anni i 27 privilegiano la via del negoziato tra l'Occidente e Teheran. Ma la reazione iraniana mostra i limiti di questo approccio e contraddice le speranze di cambiamento democratico, perché le culture politiche restano molto distanti.
Mentre Teheran continua a reprimere i media, la voce degli iraniani all'estero assume sempre più importanza. Da Praga Radio Farda segue ogni giorno gli avvenimenti in Iran nonostante i tentativi di censura.
In "solidarietà con la rivolta" a Teheran, migliaia di dissidenti iraniani arrivati da diversi paesi europei si sono riuniti sabato 20 giugno vicino a Parigi. I sostenitori dei Mujaheddin del popolo iraniano criticano Moussavi e preferiscono vedere nelle manifestazioni in Iran i segni di un cambiamento più profondo.
"A Reykjavik nessuno ha festeggiato il 24 febbraio, quando la Commissione europea ha dato il via libera ai negoziati per l'adesione dell'Islanda all'Unione europea", scrive Hjortur J. Gudmundsson su euobserver.com. Il motivo è semplice.
Il fuoco incrociato della stampa europea sull'Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Catherine Ashton non accenna a placarsi.