Dossier
L’euro sotto pressione
Una moneta sotto assedio
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10 maggio 20115PresseuropDie Zeit
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Europa centrale
Via dal sogno dell’euro
4 aprile 2011Presseurop -
Patto per l’euro
La nuova casa comune
25 marzo 20113Rzeczpospolita Varsavia -
Consiglio europeo
L’euro e i diciassette Sisifo
24 marzo 20114La Tribune Parigi -
Crisi del debito
Da che parte andrà l’Eurozona?
10 marzo 20111The Daily Telegraph Londra -
Crisi del debito
Un’Unione made in Germania
3 febbraio 201113Die Zeit Amburgo -
Eurozona
In debito di fiducia
19 gennaio 20113The Guardian Londra -
Crisi dell'euro
Il futuro dell’euro in bilico
12 gennaio 2011Presseurop -
Consiglio europeo
“Una moneta in cerca di un paese”
13 dicembre 2010PresseuropPúblico -
Francia-Germania
L’asse serra i ranghi
10 dicembre 20101PresseuropLe Figaro -
6 dicembre 20101PresseuropDer Spiegel
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Unione monetaria
Il giorno in cui l’euro morì
3 dicembre 20102The Independent Londra -
Crisi economica
Non facciamo sciocchezze
3 dicembre 20104The Economist Londra -
Crisi dell'euro
Anche i banchieri al salvataggio
29 novembre 20101Presseurop -
Economia
L’euro ha le spalle larghe
26 novembre 20101Le Monde Parigi -
Slovacchia
Il prestatore riluttante
25 novembre 2010PresseuropSME -
Economia
L’euro per tutti, ma ognun per sé
24 novembre 2010Les Echos Parigi -
Crisi dell'euro
Merkel non è Marshall
19 novembre 20101PresseuropHandelsblatt -
Irlanda
Panico nella zona euro
12 novembre 20103Presseurop -
Debito
La caduta di Dublino
11 novembre 2010PresseuropEl País -
29 ottobre 20101Presseurop
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Editoriale
Il cantiere infinito
29 ottobre 2010Presseurop -
Consiglio europeo
L’ossessione dei trattati
28 ottobre 20101El País Madrid -
Germania
Comandare senza farsi notare
27 ottobre 20102Süddeutsche Zeitung Monaco -
Patto di stabilità
La Bce contro l’accordo Merkel-Sarkozy
22 ottobre 2010PresseuropLa Tribune -
Patto di stabilità
Il golpe Merkel-Sarkozy
20 ottobre 2010The Guardian Londra -
Patto di stabilità
Il diavolo è nei dettagli della riforma
19 ottobre 2010PresseuropIl Sole-24 Ore -
Consiglio europeo
Il governo economico può attendere
18 giugno 20102Presseurop -
17 giugno 20102El Mundo Madrid
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Istituzioni
L’Europa a due velocità accelera
17 giugno 20101Gazeta Wyborcza Varsavia -
Crisi economica
I segreti di Francoforte
7 giugno 20101Financial Times Londra -
7 giugno 2010Le Temps Ginevra
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3 giugno 2010PresseuropLe Soir
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Quale futuro per l’Europa?/4
Ritorno alla realtà
28 maggio 2010Gazeta Wyborcza Varsavia -
Dove va l’Unione/3
Ci vuole uno scatto comune
26 maggio 20104Die Zeit Amburgo -
Dove va l’Unione? / 1
Divorzio all’europea
21 maggio 2010Die Presse Vienna -
19 maggio 20102Gazeta Wyborcza Varsavia
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Crisi economica
Lezioni dall’Africa
18 maggio 20101The Guardian Londra -
Crisi finanziaria
Le banche o i cittadini?
17 maggio 2010Irish Independent Dublino -
Quale futuro per l’euro?/3
Non pensate, sorridete
17 maggio 20102La Stampa Torino -
Bilanci
L’era della cinghia tirata
14 maggio 2010Financial Times Londra -
Crisi economica
Pronti per l’austerity?
11 maggio 20105Financial Times Londra -
Quale futuro per l’euro?/2
Benvenuti negli Stati Uniti d’Europa
11 maggio 20101Eesti Päevaleht Tallinn -
Crisi
Abbiamo salvato l’euro
10 maggio 2010Presseurop -
Quale futuro per l’euro?/1
Riforma o morte
7 maggio 2010The Guardian Londra -
Finanza
Il buco nero si allarga
29 aprile 20101El País Madrid -
Crisi dell'euro
Siamo tutti degli ipocriti
29 aprile 2010Frankfurter Allgemeine Zeitung Francoforte -
Eurozona
Se la Germania se ne va
27 aprile 20104Frankfurter Rundschau Francoforte -
26 aprile 2010La Repubblica Roma
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Grecia
L’incubo dell’Europa
23 aprile 2010PresseuropLes Echos -
Zona euro
La scelta di Angela
25 marzo 2010Süddeutsche Zeitung Monaco -
Crisi
L’euro appeso a un filo
25 marzo 20101Presseurop -
Economia
L’austerity non piace a tutti
18 marzo 20102International Herald Tribune Paris -
Unione europea
La guerra dei club
15 marzo 2010Gazeta Wyborcza Varsavia -
Fondo monetario europeo
Uno per tutti, tutti per uno
15 marzo 2010El País Madrid -
9 marzo 2010PresseuropHandelsblatt
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Moneta unica
L’uscita dalla crisi è a est
18 febbraio 20101Handelsblatt Düsseldorf -
16 febbraio 2010PresseuropLa Tribune
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15 febbraio 2010PresseuropThe Independent
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Finanza
Nuova vita per l'euro
12 febbraio 2010Die Zeit Amburgo -
Editoriale
Una nuova carta d'Europa
12 febbraio 2010Presseurop -
Zona euro
Verso un federalismo di crisi
10 febbraio 2010Presseurop -
8 febbraio 20101Presseurop
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Crisi
I Pigs rischiano grosso
4 febbraio 20107Presseurop -
Euro
Dov'è l'uscita?
26 gennaio 2010Presseurop -
19 gennaio 20101Die Zeit Amburgo
La Grecia nell'occhio del ciclone
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11 maggio 20111PresseuropHandelsblatt
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10 maggio 20112PresseuropDie Presse
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9 maggio 20113Süddeutsche Zeitung Monaco
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9 maggio 2011Libération Parigi
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6 aprile 2011PresseuropFinancial Times Deutschland
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Irlanda-Grecia
Destini paralleli
28 febbraio 20112Kathimerini Atene -
Crisi greca
L’euro ancora in pericolo
3 maggio 2010Presseurop -
28 aprile 20101La Repubblica Roma
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Grecia
L’incubo dell’Europa
23 aprile 2010PresseuropLes Echos -
Grecia
Tre anni per salvare l’euro
16 aprile 2010PresseuropThe Economist -
Grecia
I danni collaterali di Atene
12 aprile 20104Presseurop -
9 aprile 20104Presseurop
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Bulgaria
Benvenuti (euro) greci!
1 aprile 2010Standart Sofia -
Consiglio europeo
Tragedia greca, fine del primo atto
26 marzo 2010Presseurop -
Grecia
È l'ora dei sacrifici
11 febbraio 20101Le Figaro Parigi -
9 febbraio 2010PresseuropTo Ethnos
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26 gennaio 20103La Stampa Torino
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Grecia
Una tragedia per l'Unione
15 dicembre 2009Der Spiegel Amburgo -
Grecia
Dopo Dubai tocca ad Atene?
9 dicembre 20091Presseurop
Anche il Portogallo piange
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Portogallo
Bruxelles guadagna grazie al bailout
11 maggio 20111PresseuropPúblico -
Crisi del debito
Il salvataggio inutile
5 maggio 2011Der Standard Vienna -
Eurozona
Bailout, un gioco pericoloso
14 aprile 20118Týždeň Bratislava -
Portogallo
Il Fmi vede nero dopo il bailout
12 aprile 2011PresseuropPúblico -
Portogallo
Lisbona sceglie il naufragio
23 marzo 20112Público Lisbona -
Portogallo
Meglio fare da soli
11 gennaio 20112Jornal de Negócios Lisbona -
Portogallo
Oltre la soglia del 7 per cento
10 novembre 2010Presseuropi -
Portogallo
L’effetto domino minaccia Lisbona
28 aprile 20101Presseurop -
Economia
Chi salverà il Portogallo?
15 febbraio 20101La Repubblica Roma
La crisi dell'eurozona ha raffreddato l'entusiasmo nella maggior parte dei candidati all'ingresso nella moneta unica. Solo i paesi baltici vogliono ancora entrare nel club, ma per motivi più politici che economici.
L'accordo discusso al Consiglio europeo prevede una profonda modifica dell'edificio dell'Unione. Per renderlo più solido, però, i suoi architetti hanno dovuto sacrificare la varietà.
Per trovare una via d'uscita dalla crisi, i leader europei si riuniscono in un vertice dopo l'altro, ma il problema fondamentale dell'unione monetaria ha solo due soluzioni: scaricare il peso sugli investitori o espellere i paesi in difficoltà.
Paralisi politica, stretta monetaria da parte della Bce e tassi d'interesse alle stelle per i titoli di Grecia, Irlanda e Portogallo: alla vigilia del cruciale vertice di Bruxelles le premesse sono tutt'altro che rassicuranti.
Per salvare l'euro fate come la Germania. Ripetuto all'infinito da Angela Merkel, questo mantra sta facendo presa sugli altri paesi dell'eurozona. È il prezzo da pagare, se si vuole uscire dalla crisi che colpisce l'Europa, sostiene la Zeit.
Con l'aggravarsi della situazione del Portogallo e il dibattito sull'espansione del Fondo di stabilizzazione, le tensioni tra i leader sono di nuovo in aumento. Ma senza solidarietà non c'è uscita dalla crisi.
Per la moneta unica i prossimi giorni saranno decisivi. I titoli pubblici di diversi paesi dovranno passare la prova dei mercati. Il risultato, spiega la stampa europea, ci dirà se gli investitori hanno fiducia negli stati più a rischio e se l'euro riuscirà a mantenersi stabile.
Che succederebbe se la moneta comune fosse abbandonata dalla Germania? Secondo questo esercizio di fantapolitica, il collasso dell'eurozona sarebbe immediato e molti paesi ne uscirebbero a pezzi, mentre altri si ritroverebbero più forti di prima.
Tra salvataggi, austerity e speculazione, il timore che la moneta unica abbia i giorni contati è sempre più forte. Ma il collasso dell'unione monetaria avrebbe un prezzo politico ed economico spaventoso.
Dopo il salvataggio dell'Irlanda, i leader della zona euro hanno deciso di far partecipare gli investitori privati ai futuri interventi di stabilizzazione a partire dal 2013. Una buona idea, ma per uscire dalla crisi ci vorrà ben altro.
A giudicare dai titoli dei giornali, la moneta unica sembra avere i giorni contati. Ma la realtà è diversa: il suo ruolo di valuta di riserva globale è intatto e le crisi sono incidenti di percorso, a patto di trarne le giuste conclusioni.
Le differenze tra le economie europee non dovrebbero essere un problema per l'unione monetaria. Ma in tempo di crisi, e in assenza di vera cooperazione, contribuiscono a rafforzare pericolose divisioni.
Era dalla crisi della Grecia nel 2009 che un paese Ue non era così esposto sui mercati. Mentre l'intervento europeo si fa più probabile, la stampa teme le possibili ripercussioni sull'intera unione monetaria.
Perché riprendere in mano un trattato appena ratificato? Dopo la decisione dei ventisette, giustificata dal bisogno di consolidare la moneta unica, la stampa europea esprime parecchi dubbi in proposito.
Il 28 e il 29 ottobre a Bruxelles i leader di Francia e Germania cercano di convincere gli altri paesi membri a modificare il testo fondamentale dell'Unione per imporre il rispetto della disciplina di bilancio. Un'avventura inutile e pericolosa.
Angela Merkel è riuscita a convincere la Francia a sostenere la modifica del trattato di Lisbona. Ma la sempre più evidente egemonia politica ed economica della Germania comincia a preoccupare i paesi periferici. Per rassicurarli la cancelliera deve imparare a dissimulare il suo potere.
Prima del vertice che doveva trovare una soluzione all'instabilità dell'eurozona, il presidente francese e la cancelliera tedesca hanno raggiunto un accordo a due per ammorbidire il regime di sanzioni e addirittura paventato una modifica del trattato di Lisbona.
Al Consiglio europeo del 17 giugno i Ventisette hanno posto le basi di un maggiore coordinamento delle politiche economiche. Ma la vera convergenza è ancora lontana, commenta la stampa europea, che critica la proposta di una tassa sulle banche.
Le voci su un prossimo salvataggio finanziario della Spagna si rincorrono da giorni. Il governo fa di tutto per rassicurare cittadini e mercati, ma la pressione resta altissima.
Le misure anticrisi hanno cambiato il volto dell'Unione. Marginalizzati dalle ultime evoluzioni, i paesi che non fanno parte della zona euro rischiano di essere relegati in un gruppo di serie B.
L'Unione si appresta a varare il meccanismo di protezione per i paesi più deboli della zona euro. Ma la mancanza di trasparenza che circonda le sue istituzioni finanziarie non è ancora stata risolta.
Gli hedge fund accusati di remare contro l'euro sono in crisi. Non è solo il risultato delle misure adottate dall'Unione: ad azzerare i loro profitti ha contribuito anche il maggio più nero per le borse mondiali degli ultimi decenni.
Per anni l'Unione ha vissuto in una finzione politicamente corretta: tutti i paesi avevano gli stessi diritti. Ma per bene del modello europeo, cittadini ed élite devono parlare il linguaggio della verità.
I leader europei, come la cancelliera e Nicolas Sarkozy, non hanno ancora compreso la reale portata delle sfide che attendono il vecchio continente. Non si tratta solo dell'euro: è l'idea stessa dell'Unione a rischiare.
Il matrimonio tra Francia e Germania è sempre più in crisi, e insieme a esso la coesione dell’intera Unione europea. La disputa sull’euro sta erodendo la fiducia reciproca a vista d’occhio.
La crisi della Grecia è la più grave che l’Unione Europea abbia mai dovuto affrontare. È anche un banco di prova per la Germania, che dopo il collasso dell'influenza del modello tedesco deve capire che cosa significhi per essa l’Europa.
L'unica soluzione alla crisi della Grecia è la ristrutturazione del debito. L'esperienza dei paesi africani suggerisce che l'austerity minaccia la ripresa economica e rischia di innescare un'altra recessione.
Un'inarrestabile spirale di bailout sta avvolgendo l'Europa senza riuscire a rassicurare i mercati. Sarebbe meglio smetterla con i prestiti d'emergenza e lasciare le banche al loro destino.
Nonostante l'ottimismo di circostanza, il trattato di Lisbona e il meccanismo di stabilizzazione finanziaria non basteranno a garantire il futuro dell'Europa. Per questo servirà un'ulteriore integrazione.
Le manifestazioni di protesta in Grecia non sono che l'inizio. La stagione dei tagli è appena iniziata, e in tutto il continente si annunciano pianto e stridor di denti.
Il piano da 750 miliardi approvato a Bruxelles ha permesso all'Europa di guadagnare tempo. Ma nel lungo periodo l'unica via d'uscita è una rigida dieta di sacrifici.
Il pacchetto di salvataggio approvato dai Ventisette il 9 maggio replica la strategia adottata da Washington per salvare le banche nell'autunno del 2008. È l'inizio di una nuova integrazione economica?
L'accordo sul meccanismo di assistenza finanziaria da 750 miliardi di euro rassicura la stampa e i mercati. Anche se i suoi effetti sono ancora da verificare, si tratta già di un abbozzo di governo economico dell'Unione.
Come affrontare la crisi della Grecia che sta mettendo in dubbio il futuro della moneta unica? Non certo con l’austerity e i tagli selvaggi alla spesa pubblica, secondo il premio Nobel.
Dopo Grecia e Portogallo, il 28 aprile anche la Spagna si è vista declassare dall'agenzia di rating Standard & Poor's. Il circolo vizioso continentale sembra ormai inarrestabile.
La Grecia deve diventare più credibile, si sente dire da ogni parte. Ma Atene non è la sola a vivere di menzogne: è ora di liberarci delle illusioni su cui si fonda la nostra società.
Berlino non vuole aiutare la Grecia e minaccia di espellere dall'euro i membri meno disciplinati. Ma l'economia più avanzata del continente dovrebbe avere più riguardo per la moneta unica: senza di essa, per le sue esportazioni sarebbe un disastro.
La Germania è ancora scettica sul salvataggio della Grecia. Berlino ha paura di dover continuare a pagare i conti degli altri, e sogna di ridisegnare i confini dell'eurozona in modo da escludere i pesi morti.
Nonostante i pianti e lamenti dei paesi in crisi, Angela Merkel ha imposto la disciplina fiscale all'Europa col pugno di ferro. La posta in gioco era troppo alta: il risultato del lavoro politico di generazioni di europei.
Il vertice dei Ventisette a Bruxelles deve sciogliere il nodo del salvataggio delle finanze greche. Anche se l'asse franco-tedesco è in crisi, è da esso che dipende il futuro della moneta unica e la sua adozione da parte di altri paesi dell'Unione.
Dalla Grecia all'Irlanda, l'Unione europea spinge i suoi membri ad adottare dolorosi tagli alla spesa pubblica. Ma questo culto del rigore incontra sempre più critici, convinti che simili misure possano sprofondare l'Europa in una recessione ancora più grave.
I membri fondatori contro gli ultimi arrivati, gli stati insolventi contro quelli virtuosi, i governi che chiedono continuamente contro quelli che penano ad accettare le conseguenze dell'Unione. L'analista politico bulgaro Ivan Krastev vede una nuova faglia che divide l'Unione europea.
L'idea di un fondo d'emergenza che aiuti i paesi in difficoltà ed eviti minacce alla stabilità dell'euro si sta facendo strada. Chi vi si oppone, come la Germania, dovrebbe ricordarsi di quando ha approfittato della solidarietà europea.
Anche se indebolita dalla crisi della Grecia, l’Unione monetaria deve continuare a espandersi. Per uscire dallo stallo è il momento di integrare le economie più dinamiche dell’Unione: quelle dei paesi dell’Europa orientale.
Priva della tutela di un'autorità politica, finora la moneta unica dipendeva dai mercati. Ma con il sostegno offerto alla Grecia i Ventisette rivoluzionano il quadro e creano un sistema in cui tutti devono essere responsabili.
La riunione dei Ventisette che si terrà a Bruxelles giovedì prossimo potrebbe essere l’occasione per creare una forma di governo economico europeo. Un'idea che nonostante la storica opposizione di alcuni stati membri appare sempre più inevitabile.
Sotto attacco da più parti, la moneta unica è chiamata a superare una prova senza precedenti. La stampa europea denuncia un’azione ostile e concertata e invita i governi a reagire.
Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna sono sotto pressione. I quattro paesi più fragili della zona euro, riuniti nell'acronimo Pigs (maiali), devono risanare le loro economie. I mezzi sono diversi, ma le incertezze rimangono le stesse, osserva la stampa europea.
Le difficoltà finanziarie di paesi come la Grecia o l'Irlanda sollevano la questione della loro esclusione dalla zona euro. Ma i pareri su questo evento sono contrastanti.
Il fallimento della Grecia allarmerebbe i mercati e metterebbe in pericolo la moneta unica. Ecco perché diversi paesi, Germania in testa, chiedono che l'Europa metta mano al portafoglio.
Con il vertice segreto di venerdì scorso sulla crisi greca, i ministri delle finanze dell’Ue si sono giocati la fiducia residua dei cittadini. Un inganno di cui qualcuno dovrà assumersi la responsabilità. Non è così che si salva la moneta unica, scrive la Süddeutsche Zeitung.
Da diverse settimane vengono diffuse informazioni false sullo stato delle finanze greche, con lo scopo di minare la stabilità del paese. L'ultimo episodio è la notizia pubblicata venerdì 6 maggio dallo Spiegel online di una riunione segreta dell'eurogruppo sull'imminente uscita della Grecia dall'euro. A chi giova questa criminale campagna stampa?
Terremoto elettorale a Dublino, sciopero generale ad Atene: i due paesi più colpiti dalla crisi economica reagiscono in modo diverso all'austerity. Ma per entrambi la via d'uscita sta nella ridiscussione dei termini del bailout di Ue e Fmi.
Il piano di aiuti straordinari offre un salvagente alla Grecia, ma sul lungo periodo l’avvenire della moneta pubblica e la governance dell’Unione restano ancora a rischio. I pareri della stampa europea.
Governi e mercati si affrontano in una partita mortale. In palio c'è il futuro dell'euro, che rischia di crollare sotto i colpi della speculazione. E la strategia egoistica della Germania rende tutto più difficile.
Diversi paesi osservano con apprensione l'evolversi della situazione economica della Grecia: alcuni perché molto legati economicamente ad Atene, altri perché la crisi greca rischia di rinviare la loro adesione alla moneta unica.
Per difendersi dalla crisi e dal carovita, sempre più greci del nord attraversano la frontiera per fare acquisti in Bulgaria, dove tutto è più conveniente. Per la gioia di commercianti e dentisti locali.
Con l'accordo concluso il 25 marzo sul piano di salvataggio della Grecia, i paesi della zona euro hanno messo fine a una tragedia che durava da mesi. Ma la soluzione non è certo perfetta e la ferita aperta nell'Unione impiegherà del tempo a rimarginarsi.
A Bruxelles, i Ventisette si muovono per salvare l'economia greca. Ad Atene l'austerity annunciata dal governo desta parecchie ansie, ma in un paese dove l'evasione fiscale dilaga alcuni cambiamenti saranno inevitabili.
Il rischio di una bancarotta della Grecia preoccupa le autorità europee: contribuisce a indebolire la zona euro e minaccia la credibilità di un'Unione incapace di regolare le economie dei suoi membri.
A Berlino e Bruxelles aumentano i dubbi sulla capacità della Grecia di risolvere i propri problemi di indebitamento senza aiuti esterni. Se non si interverrà, il paese rischia la bancarotta, con ripercussioni imprevedibili per la valuta europea.
Debito pubblico fuori controllo, evasione fiscale galoppante, niente risorse per le pensioni. La Grecia è sull’orlo della bancarotta: un default che avrebbe conseguenze gravissime sull’euro e che potrebbe innescare un pericoloso effetto domino tra i paesi meno virtuosi.
A differenza di Grecia e Irlanda, i problemi del Portogallo dipendono quasi tutti dall'adozione dell'euro. Applicare la stessa disastrosa ricetta di austerity non servirà: bisogna ripensare l'intero sistema.
Dopo Grecia e Irlanda, anche il Portogallo ricorre all'aiuto europeo. Il salvataggio dei paesi indebitati sembra non avere fine, mettendo in pericolo l'euro e creando un pericoloso incentivo all'indisciplina.
Nonostante la minaccia della speculazione e le pressioni degli altri paesi europei, il governo di José Socrates deve mantenere la calma e ristabilire la fiducia: l’intervento di Ue e Fmi non farebbe che peggiorare le cose.
Dopo la Grecia, anche la valutazione del debito a lungo termine del Portogallo è stata declassata di due punti dall'agenzia Standard & Poor's. Ora Lisbona teme di essere la prossima preda degli speculatori.
Come Irlanda, Grecia e Spagna, il Portogallo deve risanare al più presto un bilancio disastroso. Ma i limiti strutturali della sua economia non concedono grandi spazi di manovra. 














