Da tempo ammirato e preso in giro come giornale di riferimento dell'intelligentsia londinese, The Guardian, fondato a Manchester nel 1821, è divenuto negli anni novanta la voce del "new establishment" britannico emerso dopo l'ascesa di Tony Blair al vertice del Partito laburista. Nonostante ciò si mostra spesso molto critico nei confronti del New Labour. Il Guardian ospita firme prestigiose come George Monbiot, Geoffrey Wheatcroft e Polly Toynbee.
Il Guardian Online è senza dubbio il sito più ricco della stampa britannica. Oltre ai contenuti – corposi – del quotidiano e del settimanale domenicale The Observer, contiene anche diverse rubriche specializzate. Le pagine "Comment" e "Blogs", spazi interattivi particolarmente frequentati, trattano soggetti differenti come ambiente, religione, diritti civili, letteratura e musica.
"A Reykjavik nessuno ha festeggiato il 24 febbraio, quando la Commissione europea ha dato il via libera ai negoziati per l'adesione dell'Islanda all'Unione europea", scrive Hjortur J. Gudmundsson su euobserver.com. Il motivo è semplice.
Il fuoco incrociato della stampa europea sull'Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Catherine Ashton non accenna a placarsi.