"I Paesi bassi liberi", nato nel 1940 come organo della resistenza e vicino alla sinistra negli anni settanta, si distingue per la ricchezza della sua sezione culturale e il suo impegno a favore delle minoranze, del terzo mondo e dell'ambiente. Il settimanale svolge un ruolo importante nel dibattito nazionale olandese. Grazie a una nuova generazione di autori, propone dossier e ritratti di grande qualità.
"A Reykjavik nessuno ha festeggiato il 24 febbraio, quando la Commissione europea ha dato il via libera ai negoziati per l'adesione dell'Islanda all'Unione europea", scrive Hjortur J. Gudmundsson su euobserver.com. Il motivo è semplice.
Il fuoco incrociato della stampa europea sull'Alta rappresentante Ue per gli affari esteri Catherine Ashton non accenna a placarsi.