Tornano a scuola gli studenti italiani, e insieme a loro i 700mila ragazzi e ragazze di origine straniera che secondo il rapporto della Caritas si sono iscritti agli istituti del paese. Un record che riflette l'evoluzione demografica della nazione, scrive La Repubblica, nonostante gli sforzi di chi si ostina a negare la realtà del multiculturalismo. Se razzismo e pregiudizi si aggirano ancora per le classi, l'integrazione sembra però lentamente farsi strada. "Sono musulmano, ma mi fa piacere restare per l'ora di religione", dichiara un ragazzo bengalese. "Penso che sia un buon modo per conoscere gli italiani".
Sul Corriere della Sera, invece, Isabella Bossi Fedrigotti sostiene che il numero crescente di stranieri pone una minaccia alla qualità dell'istruzione, citando il caso della scuola Pisacane di Roma da cui i genitori italiani hanno ritirato i propri figli, lasciando un 97 per cento di immigrati. "Non si possono biasimare", scrive, perché "in quelle classi nelle quali la maggioranza degli alunni soltanto a stento mastica l’italiano" l'insegnamento sarà per forza di cose rallentato. Per garantire la vera integrazione, dunque, "non resta che il ragionevolissimo sistema delle quote", sostenuto anche dal ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.