"Il presidente Kaczyński mi ha promesso che firmerà il trattato di Lisbona se gli irlandesi voteranno sì al referendum", ha rivelato il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek in un'intervista a Dziennik Gazeta Prawna. Gli assistenti del presidente sostengono che potrebbe firmare anche il giorno stesso del referendum, il 2 ottobre. A patto, ovviamente, che il risultato sia positivo. Buzek ha aggiunto che non c'è alcun piano d'emergenza in caso di fallimento. "Non c'è alcun bisogno di un piano B. Rimarremmo al trattato di Nizza, anche se ciò vorrebbe dire l'arresto dell'integrazione. E del progresso di tutti noi". Riguardo all'elezione del nuovo presidente della Commissione, Buzek sostiene José Manuel Barroso perché l'Ue "ha bisogno di un presidente prima possibile, e più forte possibile". "I cittadini europei si aspettano atti concreti: affrontare la crisi, stimolare la crescita, contrastare il protezionismo, migliorare la supervisione sulla finanza. Niente di tutto ciò può essere fatto senza un Parlamento e una Commissione efficienti".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.