Il gigante petrolifero francese Total ha sempre giustificato la sua presenza in Birmania sostenendo che le sue attività reacno profitto alle popolazioni locali. Questa tesi è smentita da un rapporto pubblicato il 10 settembre da un'ong. Earth Rights International (Eri) accusa l'impresa (e la sua partner statunitense Chevron) di rappresentare il principale sostegno finanziario per la giunta al potere dal 1962, riferisce Libération. Eri rivela che il sito gasifero di Yanada, nel sud del paese, ha fruttato al regime 4,83 miliardi di dollari (3,31 miliardi di euro) – tra il 2000 e il 2008. "Invece di contribuire al bilancio della Birmania (...), questo denaro è nascosto nei conti segreti dei generali nelle banche di Singapore", scrive il quotidiano francese. L'inchiesta evoca anche diversi casi di "lavori forzati ed esecuzioni" sul sito di Yadana. "L'Europa ha sempre escluso gli idrocarburi, e quindi Total, dall'ambito delle sanzioni", denuncia Libération.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.