"Crisi dell'euro: le banche sotto pressione", titola Le Figaro. Secondo il quotidiano parigino l'ipotesi di un fallimento della Grecia non è più un tabù: "le banche del vecchio continente subiscono una pressione fortissima in borsa". Tre istituti di credito francesi - BNP Paribas, Société Générale e Crédit agricole – sono in prima linea, con un'esposizione di circa 37 miliardi di euro nei confronti del debito pubblico italiano e di 6 miliardi rispetto a quello greco. Nel corso della settimana l'agenzia Moody's potrebbe declassare il loro rating, e intanto "si infiamma il dibattito per sapere se le banche europee, che in bilancio presentano una gran quantità di titoli di stati indeboliti dell'eurozona, sono sufficientemente capitalizzate", commenta Le Figaro. A questo punto, prosegue il quotidiano, resta anche da capire se gli stati devono continuare a correre in aiuto degli istituti di credito.
Secondo Público, a tre anni dal fallimento della Lehman Brothers "la decisione di salvare le banche è già costata 2.000 miliardi di euro" in aiuti diretti, a cui vanno aggiunti 3.000 miliardi di euro (di cui 500 stanziati dalla Bce) offerti dalle banche centrali per aumentare la liquidità del sistema finanziario mondiale. "Questa nuova ricaduta dimostra che il sostegno dei governi alle banche non è servito a rilanciare l''economia'", sentenzia il quotidiano. "A cosa è servito salvare il sistema bancario mondiale con il denaro dei contribuenti?", si domanda Público.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.