"Gli aiuti alla Grecia costano alle banche molto meno del previsto", scrive Der Standard. Basandosi su uno studio della Barclay's Bank il quotidiano prevede che gli istituti in possesso dei titoli greci perderanno appena il 5-10 per cento del loro investimento, anziché il 21 per cento previsto. La differenza si spiega con lo scarto tra il valore attuale delle obbligazioni greche e il valore nominale fissato nel momento dell'emissione.
A ogni modo, nota Der Standard, "gli esperti si chiedono sempre di più se la partecipazione delle banche al piano di salvataggio della Grecia diminuirà davvero il debito". Secondo il quotidiano persino il capo del Fondo europeo di stabilità finanziaria Klaus Regling è convinto che il piano "non funzionerà": "l'idea di fondo era quella di guadagnare tempo. I paesi devono comunque adempiere ai loro doveri. In Portogallo e Irlanda ha funzionato, in Grecia non ancora".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.