Nei suoi abituali toni decisi, la Tageszeitung attacca "il tabù della partecipazione" giustificando (e invitando a) l'astensionismo alle elezioni europee. Secondo la corrispondente da Bruxelles del quotidiano, poco importano i rapporti di forze all'interno del nuovo Parlamento europeo, che non incideranno sui due problemi di fondo dell'Unione: l'allargamento troppo rapido e il trattato costituzionale, edulcorato e comunque respinto.
Su questi due punti il Parlamento ha sbagliato: "Una maggioranza silenziosa pensava che né la Polonia né la Repubblica Ceca fossero mature per l'adesione. Molti hanno messo in guardia di fronte all'importazione del conflitto cipriota. E durante il dibattito su Romania e Bulgaria sono stati portati innumerevoli argomenti contro l'ingresso di questi due paesi. Ma la maggioranza ha votato per l'allargamento – a causa della pressione dei governi, per paura di uno scandalo e per mancanza di fiducia e coraggio", accusa la Taz.
Il quotidiano muove le stesse critiche al trattato costituzionale. Gli eurodeputati hanno difeso il testo a oltranza ma nessuno ha protestato quando gli stati ne hanno depennato parti fondamentali. Certo, ammette la Taz, "è ingiusto ridurre il lavoro dei 785 a queste due decisioni. Ma il deficit democratico è dovuto soprattutto a questi fallimenti." Gli elettori che andranno a votare daranno un tacito assenso a questa situazione, che ogni democratico dovrebbe considerare inaccettabile. Di più, "se continueremo a trafficare col trattato di Lisbona, la composizione della Commissione e del Parlamento verranno modificate senza che i cittadini siano consultati". In conclusione, "chi vuole protestare per queste promesse non mantenute dovrebbe boicottare le elezioni."
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.