“Cambiare o l’Italia affonda”, titola La Repubblica. Il quotidiano italiano apre con un “inedito e drammatico” appello firmato ieri da Confindustria, sindacati e banche italiane che si sono uniti nella richiesta al governo Berlusconi di agire immediatamente per “recuperare la credibilità nei confronti degli investitori” e “per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile”. “Serve discontinuità e un nuovo Patto per la crescita”, recita il documento, “per assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione”. “La manovra da 48 miliardi sembra ancora non convincere i mercati”, sottolinea La Repubblica. Sullo stesso tema, Massimo Franco del Corriere della Sera ha scritto un editoriale dal titolo “Il grido dell’economia, paese senza credibilità”: “L’iniziativa presa ieri da industriali e sindacati ha pochi precedenti”, scrive Franco, “risospinge la maggioranza in un purgatorio senza fine” e “riflette un’insoddisfazione trasversale per la politica economica” del governo Berlusconi.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.