"Mentre tutto costa di più, il governo vuole aumentare le tasse". Titola così il quotidiano ceco Lidové Noviny, a due mesi delle elezioni. Di fronte alla crisi, il ministro delle Finanze Janota Eduard ha detto che sarà necessario aumentare le tasse e ridurre la spesa pubblica allo scopo di ridurre il deficit, in aumento e prossimo a raggiungerà i 230 miliardi di corone (8,9 miliardi di euro). L'annuncio è stato in qualche modo eroico: "Nessun candidato oserebbe dire a pochi mesi dalle elezioni che i cechi diventeranno poveri", scrive il quotidiano di Praga.
Questo accade, paradossalmente, mentre i due principali candidati si stanno preparando a svolgere "la campagna elettorale più costosa nella storia ceca", osserva invece Mladá Fronta Dnes, e rifiutano entrambi di rivelare la fonte dei loro finanziamenti. Janota ha fatto bene, secondo MFDnes, ad affermare che una politica populista in questa fase porterebbe il paese verso la bancarotta, come sta accadendo in Ungheria e come accadrà presto in Lettonia.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.