"Condannato ma libero", titola Gazeta Wyborcza dopo che un tribunale di Grodno si è pronunciato sul caso di Andrzej Poczobut, corrispondente del quotidiano polacco dalla Bielorussia e attivista della comunità polacca locale. Poczobut ha ricevuto una condanna sospesa a tre anni di prigione per diffamazione nei confronti del presidente Aleksandr Lukashenko, definito dal giornalista un "dittatore" e accusato di aver truccato le elezioni presidenziali dello scorso dicembre. "La sentenza sospesa ha lo scopo di imbavagliare i giornalisti indipendenti in Bielorussia", commenta Gazeta Wyborcza. Tuttavia secondo il quotidiano Poczobut ha già dichiarato che non si farà intimidire e continuerà a difendere le proprie opinioni, anche davanti al Comitato delle Nazioni unite per i diritti umani. Secondo l'editoriale del quotidiano liberale polacco il corrispondente "ha vinto perché non è stato lasciato solo". La scarcerazione di Poczobut era stata chiesta, tra gli altri, anche dal ministro degli esteri dell'Unione Catherine Ashton, dal presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek e addirittura dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. "Persino una dittatura è costretta a fare marcia indietro quando coloro che lottano per la libertà mostrano solidarietà", conclude Gazeta Wyborcza.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.