"San Sebastián si apre al mondo", titola il quotidiano El Correo all'indomani della decisione del ministero della cultura spagnolo di designare la città basca come capitale europea della cultura per il 2016 (insieme alla polacca Breslavia). San Sebastián ha superato la concorrenza di altre cinque città spagnole "anche grazie agli sforzi fatti per superare la violenza e mettere la cultura al servizio della pace e della convivenza", scrive il quotidiano basco. Si tratta di una vittoria molto significativa per il nuovo consiglio comunale, insediatosi dopo le ultime elezioni municipali del 22 maggio, vinte dalla coalizione indipendentista Bildu. El Correo evidenzia il "fantasma del cambiamento politico che oggi alberga a San Sebastián", e sottolinea l'importanza della decisione presa: "Ieri era in discussione", scrive il quotidiano di Bilbao, "la possibilità che una città governata da Bildu potesse essere capitale delle cultura e rappresentare la Spagna intera". La scelta è stata criticata dai comitati che sostenevano la candidatura delle altre città, come il sindaco di Saragozza Juan Alberto Belloch o la ministra dell'ambiente Rosa Aguilar, ex sindaco di Cordoba, che ha parlato di "motivazioni politiche" nella decisione della giuria. Il nuovo sindaco di San Sebastián, Iñaki Izagirre (Bildu), ha invece dichiarato che la candidatura "sosterrà la pace e la normalizzazione" nel Paese Basco. Secondo il sindaco uscente, il socialista Odón Elorza, "nessuno deve mettere in dubbio che Donostia-San Sebastián rappresenterà al meglio la regione di Guipuzcoa, il Paese Basco, la Spagna e l'Europa intera".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.