“Migliaia di stranieri vittime della schiavitù in Repubblica ceca”, titola in prima pagina Lidové Noviny. Migliaia di ucraini, vietnamiti e mongoli lavorano gratuitamente in condizioni assolutamente deplorevoli, in particolare nel settore delle costruzioni, spiega il quotidiano praghese. Le “agenzie di lavoro” che riescono ad aggirare la legge sono spesso dirette da connazionali delle vittime. Gli operai devono pagare grosse somme per ottenere un permesso di lavoro e lasciare l’impiego sembra impossibile: “hanno solo due opzioni: versare molti soldi o scappare”, precisa Lidové Noviny. “Umiliazioni, minacce e violenze fanno parte della quotidianità. Ma a volte i lavoratori subiscono anche abusi sessuali”. Il governo ha intenzione di risolvere il problema “sul piano legislativo”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.