Il governo di George Papandreou è "appeso a un filo", titola Eleftherotypia all'indomani delle dimissioni del deputato socialista George Lianis in segno di protesta contro il nuovo piano di austerity. La manovra economica del valore di 28,4 miliardi di euro sarà votata alla fine del mese, e la sua adozione è una condizione essenziale affinché la Grecia possa beneficiare dell'aiuto finanziario da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Il governo greco può contare su 155 seggi su 300 totali in parlamento, una maggioranza che rischia di ridursi ulteriormente. Secondo il quotidiano ateniese, infatti, "alcuni deputati socialisti hanno ricevuto minacce anonime per indurli a non votare il piano di rigore". Ecco perché "il primo ministro rischia nei prossimi giorni di dover ricorrere al rimpasto o di indire nuove elezioni". L'ipotesi di un governo d'unità nazionale viene evocata sempre più spesso, soprattutto dal quotidiano To Ethnos, che la considera una soluzione in grado di appianare sia le tensioni tra Atene e i suoi partner europei che quelle interne alla società greca. "In questi giorni di sciopero generale il clima sociale è esplosivo", sottolinea To Ethnos. Secondo il quotidiano "il paese è paralizzato e in mezzo a una strada. Sindacati e 'indignati' si uniscono per urlare la loro disperazione e bloccare l'entrata del parlamento impedendo ai deputati di votare il piano di rigore".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.