"Benvenuto signor presidente", titola Handelsblatt dopo il "si" definitivo di Angela Merkel alla nomina del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (Bce), prevista per l'ottobre prossimo. Presa alla sprovvista dal ritiro del "suo" candidato, il capo della Bundesbank Axel Weber, la cancelliera tedesca si è fatta attendere, sottolinea il quotidiano economico. "In piena crisi dell'euro Merkel pensava di non poter imporre ai tedeschi un banchiere proveniente da uno stato campione di inflazione e indebitamento", scrive Handelsblatt. Tuttavia il quotidiano precisa che Draghi è considerato un paladino della stabilità e l'uomo giusto per costringere gli stati dell'Europa meridionale a seguire una linea di rigore economico. "Il futuro dell'euro non è garantito dalla sua nomina, ma le possibilità di un ritorno alla stabilità aumentano: Mario Draghi è l'uomo giusto al momento giusto", conclude Handelsblatt.
La Stampa scrive che Draghi è stato "invitato ad accomodarsi su una poltrona che scotta, nel momento più difficile della storia dell’euro, in un quadro di generale confusione del mercato finanziario internazionale. […] Il compito più urgente e delicato del presidente della Bce è quello di impedire da un lato la svalutazione/ristrutturazione del debito greco e dall’altro di riportare l’economia greca – in tempi ragionevoli ma non così stretti come quelli attualmente previsti – verso un funzionamento normale che le permetta di adempiere ai propri doveri di debitore. La stessa politica – in condizioni, peraltro, meno acute – deve essere svolta nei confronti di Irlanda e Portogallo, gli altri due Paesi europei affetti da una grave 'malattia finanziaria'".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.