"Tempi duri in Libia", titola l'Economist a proposito del "mission creep" e del disorientamento della coalizione. "All'avanzata dei ribelli e alla riconquista dell'est da parte di Gheddafi è seguita un'apparente fase di stallo", scrive il settimanale londinese, sottolineando come "i diversi interessi all'interno della coalizione si siano riaffermati". Nello specifico, Obama ha continuato a "temporeggiare" e non ha ancora deciso se gli Stati Uniti forniranno i mezzi necessari ad attaccare le truppe di Gheddafi in aree urbane. "La preoccupazione è che l'esitazione [del presidente] sia sintomatica di una più ampia riluttanza a portare a termine la missione". L'Economist esorta Obama a non tenersi fuori "sperando di poter mantere pulite le sue mani. Al fianco di europei e arabi deve inviare addestratori e fornire supporto logistico ai ribelli. La risoluzione delle Nazioni unite lo autorizza. E qualunque cosa dicano i sondaggi interni, il presidente è ormai coinvolto".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.