Il partner di minoranza della coalizione guidata da Angela Merkel è in crisi: "Westerwelle molla", titola la Frankfurter Rundschau all'indomani dell'annuncio del suo ritiro dalla presidenza del Partito liberale (Fdp) e dall'incarico di vice cancelliere. Westerwelle, che resterà in carica come ministro degli esteri, paga i recenti fallimenti elettorali del suo partito. Il Fdp è infatti passato dal 14 per cento delle elezioni generali del 2009 al 5 per cento alle regionali nel Baden-Württemberg. Secondo il quotidiano di sinistra, senza un partito e senza peso politico Westerwelle non può più conservare il suo incarico agli esteri. "È improbabile che i capi di governo di Cina, Libia o Afghanistan leggano gli articoli che parlano del Fdp. Tuttavia chiunque sia costretto a dimettersi e venga trattato come una palla al piede dal suo stesso partito difficilmente può agire con autorità. Ormai il ministro degli esteri non è che un pagliaccio che si limita a ripetere 'buongiorno, è la cancelliera che si occupa della diplomazia'".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.