Il primo ministro spagnolo prosegue la sua offensiva diplomatica in Nordafrica: "La Spagna cerca l'appoggio arabo per un intervento militare in Libia", titola El País. José Luis "Zapatero sta parlando con [David] Cameron di una possibile no-fly zone" sui cieli della Libia. Un'ipotesi che "il Consiglio di sicurezza [dell'Onu] dovrebbe prendere in considerazione con urgenza", dato che "Francia e Regno Unito sostengono [già] i capi della rivolta", prosegue il quotidiano. Secondo El País è necessario organizzare "una politica decisa" contro Muammar Gheddafi "riconoscendo il governo provvisorio in Libia" e mettendo in atto "un embargo sugli introiti derivati dal petrolio". Secondo una fonte interna del governo spagnolo il sostegno dei paesi arabi è fondamentale, perché un'operazione "esclusivamente americana o europea sarebbe controproducente" in quanto permetterebbe a "Gheddafi di agitare lo spettro del neocolonialismo". A ogni modo la comunità internazionale appare ancora "particolarmente divisa", all'inizio di una settimana "cruciale" che sarà segnata dalla riunione a Bruxelles dei ministri della difesa della Nato il 10 marzo e da quella dei capi di stato e di governo dell'Ue il giorno successivo.
Nel frattempo "Gheddafi minaccia l'Europa", titola La Repubblica. Il quotidiano romano riprende gli anatemi lanciati dal leader libico in un'intervista al settimanale francese le Journal du Dimanche. Il colonnello ha affermato che senza di lui il continente sarà invaso da "migliaia di immigrati, Bin Laden verrà a installarsi in Nordafrica, attaccheranno la sesta flotta americana, ci saranno degli atti di pirateria qui, alle vostre porte". Un "delirio geopolitico", scrive Repubblica, secondo cui la fase in cui "un leader sotto attacco possa essere convinto a cedere è stata ampiamente superata". Intanto più di mille migranti provenienti dalla Tunisia sono sbarcati nella notte tra il 6 e il 7 marzo a Lampedusa, mettendo a dura prova le strutture d'accoglienza dell'isola.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.