Dopo una prima lettura, il parlamento lituano ha approvato alcuni emendamenti al codice penale volti a far diventare reato la promozione di rapporti tra persone dello stesso sesso. "Se gli emendamenti superano i prossimi due passaggi parlamentari, gli omosessuali dovranno affrontare sanzioni che vanno dai lavori forzati alle multe, passando per la detenzione", riferisce il quotidiano polacco Dziennik. Le sanzioni per la "propaganda gay" saranno applicate sia agli individui che alle organizzazioni. Il partito di opposizione Ordine e giustizia (TiT), conservatore e euroscettico, propone delle sanzioni che vadano da un minimo di 325€ a un massimo di 1750€. Un paio di mesi fa la destra lituana tentò di far approvare dal parlamento un progetto di legge che equiparava l'omosessualità alla zoofilia e alla necrofilia, che proponeva non solo delle ammende, ma anche pene detentive per chi avesse parlato in favore delle tendenze omosessuali. La sinistra e le associazioni omosessuali sono scioccate dal passaggio di simili proposte.
"Questa è una assurdità e una vergogna", ha detto Marija Pavilioniene, deputato per il partito socialdemocratico Ausrine. Nel frattempo, i conservatori hanno illustrato lo scopo di questi provvedimenti. Secondo uno degli autori della legge, Grazulis Petras, noto "tribuno del popolo", l'intenzione è "evitare che queste persone costringano sé stessi o gli altri a esporre aggressivamente il proprio stile di vita". Petras Luomanas, del partito Unione della Patria, gli fa eco: "A causa della propaganda, i giovani stanno cominciando ad accettare acriticamente il cliché per cui un omosessuale è un europeo e un progressista, mentre un eterosessuale è un campagnolo ignorante".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.