“Dove vanno i soldi delle dogane?”, si chiede Gândul, secondo cui “un agente di frontiera su quattro è sotto accusa per corruzione”. Un’attività che frutta ogni giorno circa cinquemila euro per posto di frontiera. Dopo l’operazione alla dogana di Vama Siret, la Direzione nazionale anticorruzione ha arrestato 140 agenti e chiuso due posti alla frontiera con l’Ungheria. Di fronte all’ampiezza del fenomeno, Gândul si chiede se non sarebbe meglio “importare dei doganieri onesti, e anche dei politici”, e attacca il ministro dell’interno e i sindacati di polizia. Il governo “se la prende coi pesci piccoli”, ma lascia stare i pezzi grossi delle dogane, le “regine” (i politici che usano il denaro delle tangenti per finanziare i partiti) e un non meglio precisato “re”, recita un comunicato del sindacato Pro Lex citato da EUobserver. Pro Lex afferma che “la Romania non è pronta a cambiare. La stampa non vuole rivelare i nomi dei pezzi più importanti di questa partita a scacchi”.
Romania
Nessuno tocca i pezzi grossi della corruzione
9 febbraio 2011
Presseurop
Gandul Gândul, 9 febbraio 2011
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.