"Nel 2010 quarantatré donne sono morte a causa della violenza domestica in Portogallo": Público lancia l'allarme e riporta in prima pagina l'elenco delle donne uccise l'anno scorso dai loro partner. La cifra è in rialzo rispetto all'anno precedente, quando le vittime erano state 29. Il quotidiano definisce il fenomeno "devastante" e stila un confronto con la vicina Spagna, dove la violenza domestica è considerata un flagello nazionale (71 vittime nel 2010 per una popolazione 4,7 volte superiore) al punto tale che nel 2004 è stata emanata una legge specifica. Secondo Público la creazione di strutture d'accoglienza e di sezioni speciali presso i commissariati di polizia non basta a porre fine alle violenze. Il quotidiano sottolinea che "questa eredità" del passato "si sta trasmettendo alle nuove generazioni: la maggior parte delle vittime ha infatti meno di 40 anni".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.