"Gran Bretagna e Ue si scontrano sulla vendita di armi alla Cina", titola il Times, nel terzo giorno della visita nel Regno Unito del vice primo ministro cinese Li Keqiang. Nonostante Catherine Ashton, capo della diplomazia dell'Unione europea, abbia raccomandato una riforma dell'embargosulla vendita di armi alla Cina, Londra continua a opporsi con decisione, sostenendo che "gli scarsi progressi mostrati da Pechino in tema di diritti imani e libertà politica dimostrano che i tempi non sono maturi per fare marcia indietro sul blocco imposto dopo il massacro di piazza Tiananmen". Lady Ashton, spalleggiata da Francia e Spagna, ha precisato che "le restrizioni politiche sull'esportazione di armi sono diventate un grosso freno alla futura cooperazione tra i paesi europei e la Cina, specialmente nel campo della sicurezza". In ogni modo, durante la visita al numero 10 di Downing street, Li Keqiang, indicato come il possibile futuro leader cinese, "si è ben guardato dal chiedere la fine dell'embargo", precisa il quotidiano londinese.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.