“L’Europa a caccia di evasori”, titola Il Sole 24 Ore. Il 7 dicembre i ministri europei di economia e finanze riuniti a Bruxelles per l’Ecofin hanno raggiunto l’accordo sul segreto bancario “per rafforzare l'assistenza reciproca fra gli Stati e lo scambio di informazioni sulla tassazione diretta allo scopo di contrastare l'evasione e le frodi fiscali”, riferisce il quotidiano economico. La revisione della direttiva europea in materia, che si rifletterà anche sugli accordi con la Svizzera, non consentirà più ai paesi membri di rifiutare di fornire dati su un contribuente di un altro paese membro sulla base del fatto che l'informazione é detenuta presso una banca o presso altre istituzioni finanziarie, e permetterà a funzionari di uno stato di partecipare a inchieste amministrative nel territorio di un altro. Niente accordo invece sulla tassa sulle banche voluta da Francia e Germania, che avrebbe dovuto fornire i fondi per affrontare le future crisi degli istituti europei: dieci paesi hanno istituito autonomamente un’imposta del genere, mentre gli altri (Italia compresa) hanno messo in dubbio l’utilità del provvedimento.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.