"L'Europa riscrive il Patto di stabilità", titola Il Sole 24 Ore. Al vertice che dell'Eurogruppo che si è tenuto il 18 ottobre a Lussemburgo i ministri delle finanze dell'Unione hanno negoziato per 13 ore prima di trovare un accordo di principio tra il "partito tedesco" (Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia) fautore del rigore assoluto e il "partito mediterraneo" (Francia, Italia, Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia) che chiede più flessibilità. Il compromesso prevede la creazione di un "meccanismo robusto e permanente per affrontare in futuro le crisi in modo ordinato" e la sospensione del diritto di voto degli stati membri colpevoli di gravi violazioni del patto. Ma prima del prossimo incontro, nel marzo 2011, bisognerà chiarire diversi punti rimasti in sospeso. "Le sanzioni saranno più automatiche e più rapide di oggi ma ancora non siamo in possesso di tutti gli elementi per dire dove il patto verrà migliorato", ha dichiarato il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. "Il diavolo è nei dettagli e i dettagli devono ancora venire".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.