"Ha vinto, eppure ha perso". La Stampa riassume nel suo editoriale il paradosso della votazione parlamentare che ha garantito la fiducia al governo di Silvio Berlusconi: la maggioranza, 342 voti su 316 necessari, sembra solida, ma 32 di questi appartengono alla fazione "ribelle" di Gianfranco Fini. Dopo la rottura con il cofondatore del Pdl, Berlusconi aveva cercato di garantirsi una maggioranza autonoma chiedendo il sostegno di alcuni parlamentari centristi, ma non è bastato. Per sopravvivere il governo dovrà per forza scendere a patti con Fini, andando incontro a inevitabili contrasti con l'altro alleato, la Lega Nord di Umberto Bossi, che per il momento ha rinunciato alla richiesta di elezioni anticipate ma potrebbe ottenerle entro marzo. Un "compleanno di merda", come dichiarato dallo stesso Berlusconi, che ieri compiva 74 anni. "Quella di ieri è solo una forte scossa, non la prima né l’ultima, purtroppo, di un terremoto che a lungo farà ballare il Paese", commenta La Stampa.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.