"Chi ha paura di una banca autonoma?", si chiede Il Sole 24 Ore dopo le dimissioni di Alessandro Profumo dalla guida di Unicredit, la maggiore banca italiana, che vanta una massiccia presenza in Europa centrale e orientale. Il manager, raro esempio di indipendenza dalla politica nella finanza, è stato sfiduciato dal Cda in un'operazione lampo che il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha definito "maldestra": il gruppo non ha un successore e ha subito perso oltre il 2 per cento in borsa. Secondo Repubblica dietro l'allontanamento ci sarebbe la Lega Nord, che avversava il progetto di Profumo di unificare gli istituti bancari del nord Italia che compongono Unicredit e avrebbe usato le polemiche seguite alla visita di Gheddafi per screditare l'ingresso di capitale libico avallato dal manager. Profumo avrebbe inoltre pagato la sua vicinanza al centro-sinistra: per il quotidiano romano, il Pd starebbe addirittura valutando la sua candidatura alle elezioni del 2012.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.