"I mercati in ripresa dopo la vendita di 1,52 miliardi di bond governativi", titola l'Irish Times. Dopo settimane di speculazioni in tutta l'eurozona a proposito della solvibilità dello stato irlandese, l'ottava vendita di bond dall'inizio dell'anno è andata a buon fine, ma a un costo. I tassi dei titoli irlandesi, più del 6 per cento per quelli a otto anni e appena sotto il 5 per cento per i quadriennali, sono un'enormità se confrontati al tasso del 2,47 per cento dei titoli tedeschi. "La vendita è coincisa con la pubblicazione di nuovi dati che mostrano una crescita dell'emigrazione e un lieve calo nel numero degli impiegati statali", nota il quotidiano di Dublino. Secondo le ultime statistiche 35mila persone hanno lasciato il paese tra aprile e giugno, il dato più alto dal 1989, al culmine dell'ultima recessione.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.