"La coalizione giallo-nera s'illumina", titola Tagesspiegel all'indomani della decisione del governo di prolungare la vita delle 17 centrali nucleari tedesche per una media di 12 anni. L'esecutivo è tornato infatti sulla decisione del governo precedente di uscire dall'era del nucleare entro il 2022, spostando la data alla metà del secolo. Come contropartita per questo regalo, il cui valore oscilla tra i 50 e i 127 miliardi di euro, l'industria nucleare pagherà una tassa sul combustibile di 1,5 miliardi di euro all'anno (ma inizialmente la cifra prevista era di 2,3 miliardi di euro), spiega il quotidiano. La misura era stata promessa in campagna elettorale da Angela Merkel. Ma data l'ostilità dei tedeschi nei confronti del nucleare, "la cancelliera rischia di aver accorciato la sua vita politica", commenta Tagesspiegel.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.