A quasi tre mesi dalle elezioni in Belgio e Paesi Bassi, le trattative per formare una coalizione di governo sono in stallo. Secondo De Volkskrant i due paesi condividono gli stessi problemi: populismo egocentrico, allontanamento dell'opinione da una politica in crisi e frammentazione del panorama politico. L'ascesa di partiti di rottura come il Pvv di Geert Wilders e i nazionalisti fiamminghi dell'N-Va è un altro motivo di preoccupazione: "Entrambe le formazioni continuano a premere su questioni pericolose: nei Paesi Bassi la coabitazione di olandesi e immigrati, in Belgio l'unità del paese.
Dopo che il "pre-formatore" socialista Elio Di Rupo ha gettato la spugna e il re ha nominato due mediatori per far ripartire i negoziati sul nuovo governo, Le Soir nota che persino i francofoni hanno cominciato a chiedersi quanto durerà l'unità del Belgio. "Non è una scelta intelligente", commenta De Morgen, che li accusa di ricorrere a questo scenario allarmista per mettere pressione sui negoziatori. "Un trucco", sostiene De Standaard, per dare ai fiamminghi la colpa del fallimento delle trattative.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.