"Sia la luce", titola la Frankfurter Allgemeine Zeitung a proposito del dibattito sull'energia elettrica che imperversa in Germania. Approfittando delle vacanze di Angela Merkel i quattro leader del settore – E.on, RWE, EnBW e Vattenfall – hanno dichiarato guerra al progetto del governo di introdurre una tassa sul combustibile nucleare nel 2011. I grandi dell'elettricità sostengono che il costo della tassa, stimato in 2,3 miliardi di euro annui, ridurrebbe a zero la redditività di alcune centrali, e hanno minacciato di fermare la produzione da un giorno all'altro e chiesto che venga rinviata la chiusura definitiva delle 17 centrali nucleari tedesche prevista per il 2021. Presa nella "morsa delle grandi lobby", la cancelliera dovrà iniziare una "tournée" nel paese per elaborare "una nuova strategia energetica".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.