"Il futuro del Mediterraneo non è roseo", constata La Vanguardia citando le conclusioni di un rapporto della Commissione europea elaborato dall'Istituto per il Mediterrano (Iemed) di Barcellona. A due anni dalla creazione dell'Unione per il Mediterraneo, l’organizzazione con sede nella città catalana che riunisce i 43 stati europei e africani che si affacciano sul, gli ostacoli sono ancora numerosi.
"È ancora tutto da fare", prosegue il quotidiano stilando una lista dei problemi irrisolti. Tra i punti critici spiccano il conflitto arabo-israeliano, la carenza idrica e lo squilibrio demografico tra le due sponde del mare. Il rapporto dell'Iemed prevede un "effetto domino" che porterà a un "aumento dei conflitti etnici e religiosi nei principali paesi della Ue".
Il direttore dell'Iemed, Senén Florensa, sottolinea che "i paesi arabi non hanno fatto niente" per sostenere il processo di integrazione regionale. Alcuni stati della sponda sud "non aspirano a una svolta democratica, almeno non a breve termine". Florensa e l'Iemed suggeriscono alcune soluzioni: favorire l'accesso all'acqua e all'educazione, lottare per la promozione di democrazia e pluralismo e lavorare per la risoluzione dei conflitti. Tuttavia, conclude La Vanguardia, "non è chiaro se i membri dell'Unione per il Mediterraneo abbiano la volontà politica e le risorse necessarie".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.