Quasi metà degli austriaci si dichiara scontento del regime politico del proprio paese. Uno su cinque vorrebbe un leader forte che non si preoccupi del parlamento o delle elezioni. Il sei per cento vorrebbe una vera e propria dittatura militare. Metà del campione, inoltre, è d'accordo col rimpatrio forzato degli immigrati in caso di scarsità di posti di lavoro.
"Dove va l'Austria?" si chiede Profil dopo la pubblicazione dello studio condotto da un politologo. Il settimanale ricorda che "un'ondata d'indignazione ha scosso il paese quando si è scoperto che il 20 per cento degli insegnanti di religione islamica non hanno a cuore la democrazia e nel dubbio preferiscono il Corano alla costituzione." Il rafforzamento dei controlli sugli insegnanti sembrava "aver messo fine a una minaccia esterna. Ma ecco che succede a porre le stesse domande agli austriaci".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.