I timori sull'instabilità dell'eurozona e le tensioni tra le due Coree continuano a mettere in crisi i mercati, scrive il Financial Times. La giornata di ieri è iniziata con un "crollo vertiginoso per le borse europee e asiatiche, mentre l'apertura di New York ha registrato un calo altrettanto drammatico". Il quotidiano economico spiega che gli operatori stanno abbandonando gli investimenti più rischiosi per puntare sulla relativa stabilità del debito pubblico statunitense e tedesco. L'Asia guarda all'Europa con più cautela. Secondo un'indagine della Barclays Capital "due terzi degli investitori giapponesi sono abbastanza preoccupati che il piano di salvataggio da 750 miliardi di euro non avrà un impatto 'rilevante' sulle difficoltà dell'eurozona". Come se non bastasse, Giappone e Cina non sono soltanto diffidenti nei confronti del debito di Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia, ma "sembrano abbastanza sospettosi anche verso i bond tedeschi". Le preoccupazioni maggiori riguardano la lentezza della crescita europea e l'imprevedibilità della politica. Ad allarmare gli investitori più di ogni altra cosa è però "l'inquietante residuo lasciato nei meccanismi dell'eurozona dai Cdo (obbligazioni di debito collateralizzato), spinti dalle banche ai tempi del boom del credito".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.