Mentre l'occidente si dibatte nel pantano della crisi, la Cina "diventa un modello per il pianeta, grazie a una variante pragmatica dell'economia pianificata", scrive Handelsblatt. Forte di una crescita del 12 per cento nel primo trimestre del 2010, il gigante asiatico "ha realizzato profitti senza accumulare debiti". Secondo il quotidiano economico tedesco una simile performance è dovuta a un sistema complesso più che allo zelo degli uomini d'affari cinesi. Innanzitutto, i piani quinquennali trasformano la crisi in una semplice perturbazione passeggera. Il rilancio dei consumi è incentivato dal governo che continua a ripetere che i consumatori "possono fidarsi dell'economia e dello stato". La Cina, infine, limita l'ammontare del credito bancario e la banca centrale del paese porta la museruola del partito. "Il caos europeo, dove le banche centrali inondano i mercati di liquidità su cui si adagiano subito gli altri istituti bancari, non esiste nell'Impero di Mezzo". In Cina amano "tenere i piedi per terra" e non amano "giocare d'azzardo", conlude Handelsblatt.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.