"Lo stato inizia la terapia d'urto", scrive România liberă all'indomani dell'annuncio da parte del presidente Traian Basescu di nuove misure d'austerity. La Romania deve infatti correggere il deficit e soprattutto allontanare lo spauracchio di una evoluzione "alla greca". Contrariamente a quando consigliato dal Fondo monetario internazionele – un aumento dell'Iva e delle aliquote fiscali – il piano del governo prevede la riduzione dei salari pubblici (-25 per cento), delle pensioni (-15 per cento) e delle indennità di disoccupazione (-15 per cento) a partire dal primo luglio. Circa 140mila dipendenti perderanno il lavoro entro la fine del 2010. Secondo România liberă "il capo dello stato e il governatore della banca nazionale hanno saputo tenere testa ai rappresentanti del Fmi, opponendo alla loro sfiducia un atteggiamento propositivo". Secondo i socialisti e i sindacati, invece, le misure proposte dal governo "precipiteranno la popolazione in un 'genocidio' simile a quello della Grecia".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.