"Il senato spagnolo lavorerà in cinque lingue", titola El Mundo. Il partito socialista (Psoe), sostenuto da nazionalisti e regionalisti, ha votato in favore dell'uso in senato di tutte e cinque le lingue ufficiali del paese. Nella seconda camera del parlamento si parlerà dunque castigliano, catalano, basco, galiziano e valenciano. Secondo El mundo il servizio di traduzione simultaneo che sarà necessario organizzare "farà somigliare il senato spagnolo al Parlamento europeo o alle Nazioni unite." Nazionalisti e regionalisti hanno salutato l'iniziativa con favore, considerandola un passo verso la "normalizzazione democratica". Il Partito popolare si è invece schierato contro, definendo il provvedimento "completamente assurdo. La Spagna sarà lo zimbello del mondo. I senatori indosseranno delle cuffie per capirsi l'un l'altro, in una camera dove tutti parlano la stessa lingua madre".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.