“È un avvenimento storico: l’incontro dei premier di Polonia e Russia ha messo fine alle menzogne su Katyń, che hanno avvelenato per anni i rapporti tra i due paesi”, scrive su Gazeta Wyborcza Adam Michnik, storico e fondatore del quotidiano. Donald Tusk e Vladimir Putin hanno commemorato insieme il settantesimo anniversario del massacro di circa ventimila ufficiali polacchi da parte della polizia segreta sovietica (Nkvd) nella primavera del 1940. Il primo ministro russo ha sorpreso tutti inginocchiandosi davanti a un altare eretto per i morti nella strage, senza tuttavia offrire delle scuse ufficiali. La maggior parte dei commentatori polacchi è rimasta soddisfatta dalla sua dichiarazione, secondo cui “non ci sono giustificazioni per questa strage” e “se non possiamo cambiare il passato, possiamo almeno difendere la verità”. Il regista Andrzej Waida, figlio di una vittima di Katyń, ha affermato: “Ho sentito quello che volevo sentire. Non pensavo che sarebbe mai accaduto”. Secondo Michnik, “le parole di Putin sono una speranza di verità e riconciliazione”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.