Con la sua incapacità a decidere se aiutare o meno Atene a rifinanziare il suo indebitamento da 54 milioni di euro, l’Europa sta penalizzando altre nazioni della zona euro colpite dalla crisi, titola Abc. Il 22 marzo è stato un altro giorno di panico per le borse di Spagna, Portogallo e Irlanda, mentre Berlino continua a non accettare il piano di soccorso alla Grecia. Tutto ciò mentre il “40 per cento dei tedeschi crede che il paese starebbe molto meglio senza l’euro”, scrive il quotidiano spagnolo. Il presidente spagnolo José Luis Zapatero e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso stanno cercando di convincere la cancelliera Angela Merkel a concordare un piano di intervento prima del summit Ue a Bruxelles del 25 marzo, per “scongiurare una crisi di credibilità” della zona euro.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.