Sull'Irish Times, Richard Murtagh osserva che le elezioni europee hanno coinciso con il 65esimo anniversario dello sbarco in Normandia, ovvero il momento in cui "le persone decenti cominciarono a strappare al fascismo il continente che aveva gettato nella barbarie". L'Unione europea, sostiene, è "un monumento vivente a ciò che è stato ottenuto" quel giorno.
Oggi esiste una destra euroscettica che considera l'Unione "una dittatura". I più intelligenti tra i suoi esponenti "rivestono di ragionevolezza il loro presunto buonsenso". Con la recessione, comunque, tali gruppi mostrano il loro vero volto "identificando gli stranieri come parte dei nostri problemi e suggerendo di imporre loro dei marchi colorati". Nessuno si è fatto fregare però, sostiene Murtagh, in un eufemismo tipicamente irlandese che allude alla sconfitta del partito antieuropeo Libertas, che in Irlanda non è riuscito a ottenere seggi.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.