“Dopo il lottatore, il diplomatico”, osserva Lidové Noviny dopo la designazione di Dominik Duka come arcivescovo di Praga. Il Vaticano ha deciso che la chiesa ceca continuerà a essere diretta da un ecclesiastico perseguitato dal governo comunista. All’inizio degli anni ottanta Duka era stato imprigionato a Pilsen-Bory. Mentre il suo predecessore Miroslav Vlk si era battuto intensamente per la restituzione dei beni confiscati alla chiesa, su questo capitolo tuttora irrisolto dei rapporti tra chiesa e stato Duka sarà piuttosto “un buon diplomatico”, o meglio, “un politico in tonaca”, prevede il quotidiano. Avrà comunque da affrontare delle “dure discussioni” con lo stato, ma anche con le gerarchie ecclesiastiche, che dovranno essere convinte che quella delle proprietà non è la priorità della chiesa: essa, infatti, esiste “per altri motivi”.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.