Il giorno dopo il voto della Gran Bretagna alle elezioni europee, le voci che danno il premier Gordon Brown prossimo alle dimissioni sono già insistenti. Col Labour destinato a un disastroso terzo posto in termini di seggi conquistati – oltre alla disfatta nelle contemporanee elezioni amministrative – le dimissioni di quattro ministri negli ultimi giorni potrebbero rivelarsi fatali. L'ultimo a lasciare, il segretario al welfare James Purnell, ha aggiunto al danno la beffa pubblicando una lettera aperta che invita Brown a "farsi da parte". Polly Toynbee, opinionista del Guardian ed ex fedelissima, descrive "un premier agonizzante che barcolla con la schiena trafitta dalle pugnalate". "Non può più restare", si lamenta l'editoriale del quotidiano di sinistra. Intanto, scrive il Guardian, il tormentato Brown ha cercato di salvare quel che resta del suo governo con un improvvisato rimpasto, ma ha provocato le dimissioni del ministro della difesa, John Hutton.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.