Quella che era cominciata come una protesta contro l'aumento delle tasse locali a Kaliningrad si è trasformata nella "più grande manifestazione dell'opposizione negli ultimi nove anni", riferisce Gazeta Wyborcza. Il 30 gennaio circa diecimila persone hanno marciato nell'exclave russa chiedendo la fine del controllo diretto da parte di Mosca e il ritorno all'elettività della carica di governatore, per poi invocare le dimissioni del premier Vladimir Putin. La manifestazione era guidata da un elettricista quarantenne, Maksim Dorosiok, leader di Solidarnost (in onore del polacco Solidarnosc). Dorosiok ha affermato che Kaliningrad è la parte più europea della Federazione russa: "C'è uno spirito differente. C'è un vento che soffia da Gdansk (in Polonia)". Secondo lui, i cittadini di Kaliningrad non si informano con le televisioni controllate da Putin, ma grazie ai viaggi in Polonia, "dove c'è democrazia, la vita costa meno, la gente guadagna di più e la vita civile funziona meglio".
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.