Il 29 gennaio Tony Blair è comparso davanti alla commissione d'inchiesta sull'Iraq presieduta da John Chilcot per spiegare le ragioni che l'hanno spinto a coinvolgere il suo paese nell'invasione dell'Iraq nel 2003. L'ex premier britannico continua a giustificare l'attacco, adducendo il fatto che secondo i servizi segreti Saddam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa. Ma i media sono sempre meno disposti a credergli.
Il settimanale di sinistra New Statesman pubblica le testimonianze di consulenti del governo le cui indicazioni erano state ignorate dal premier nelle settimane precedenti l'invasione. "Le rivelazioni e i rapporti indicano che Blair, malgrado le sue smentite, non voleva disarmare l'Iraq ma rovesciare Saddam, e la sua intenzione risale a un anno prima dell'invasione". La rivista cita un eminente giurista che invita la commissione Chilcot a dichiarare l'intervento illegale, echeggiando le campagne che vogliono che Blair sia processato per crimini di guerra.
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.