L’Europa deve introdurre una tassa sui bilanci bancari, come quella proposta negli Stati Uniti da Barack Obama (con un'aliquota dello 0,15%)? Quest'ultima trovata dei “fabbricatori di imposte” apparsi con la crisi “non deve essere rifiutata a priori”, scrive Die Presse. Il quotidiano viennese osserva che dopo la Svezia, anche il cancelliere austriaco Werner Faymann (Spö) si sta interessando al provvedimento, da cui spera di ricavare 500 milioni di euro e che sarà messo in agenda al prossimo incontro informale dei ministri europei delle finanze. “Le grandi banche non possono fallire perché gli stati le salvano”, ma è un lusso che ha il suo prezzo, scrive il giornale. Ma starà ai clienti delle banche accollarsi le nuove spese finanziarie, non ai “maghi della finanza”. Confermando questo sospetto, le banche contrattaccano: il presidente della banca Rzb ribatte che “le banche austriache non hanno contribuito affatto a scatenare la crisi”. Se l’Austria introdurrà la tassa, i banchieri minacciano di delocalizzare le loro attività, avvertendo che “Bratislava è a soli 60 chilometri da Vienna”.
Fisco
L'Europa brama i soldi dei banchieri
20 gennaio 2010
Presseurop
Die Presse Die Presse, 20 gennaio 2010
Il leader della sinistra radicale che vuole stracciare i patti con la troika potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno. Il suo tour delle capitali europee ha confermato la sua irresistibile ascesa.
Anche attingendo alla vastissima mitologia classica, è difficile trovare una metafora che spieghi la complessità della crisi greca. Quel che è certo è che gli economisti non sono déi.
Quest’anno il festival della canzone europea si svolge in Azerbaijan, non certo un modello di democrazia e diritti. Ma i soldi del petrolio bastano a tenere lontane le critiche.